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Dixan non batte Dash Antitrust multa Henkel per pubblicità illecita

«Dash lava così bianco che più bianco non si può», assicurava uno smagliante Paolo Ferrari già negli anni ‘70. «Dixan, più pulito non si può», replicava all’inizio degli anni ‘80 la signora Giannini, madre di sei gemelli che ormai hanno superato i 30 anni. Un dilemma che si trascina da decenni, a colpi di spot che occupano a pieno titolo un posto nella storia della televisione. Però adesso l’Antitrust sembra voler porre fine alla battaglia tra i due detersivi per biancheria più famosi in Italia: «Dalle risultanze istruttorie è emerso che nella nuova formulazione del prodotto Dixan, tra i due detersivi Dixan e Dash vi è una sostanziale parità di efficacia in termini di risultati di lavaggio».
Nell’ultimo spot si afferma che la nuova formula del Dixan «rimuove le macchie meglio del principale concorrente già alle basse temperature». E il principale concorrente, non c’è dubbio, è Dash. Ma, spiega l’Antitrust nel Bollettino settimanale, tale risultato si ottiene solo in un caso: per le macchie di uovo. Se invece si eseguono diversi tipi di test, si ottengono risultati molto simili. Per esempio, nel lavaggio a 20° si raggiunge la parità su 20 macchie, una superiorità di Dash rispetto a Dixan si 4 macchie e di Dixan rispetto a Dash su 3. Risultati diversi si ottengono ad altre temperature, ma non emerge mai la netta superiorità di un prodotto sull’altro. Per cui l’Authority dà ragione al ricorrente, la Procter & Gamble (Dash): la Henkel dovrà pagare una multa di 50.000 euro per pubblicità comparativa illecita. D’altra parte l’anno scorso la Procter & Gamble era stato multata con una sanzione di 100.000 euro per aver affermato che bastava un solo misurino di Dash per raggiungere gli stessi risultati ottenibili con un misurino e mezzo di Dixan. La pubblicità “comparativa”, che pure è ammessa dalla legge, si rivela particolarmente insidiosa al momento di dimostrare l’affermata superiorità dei propri prodotti. Però in questo caso è un peccato veniale: la sanzione applicabile sarebbe potuta arrivare a 5 milioni di euro, l’Antitrust si è fermata a 50.000.
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