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Divorzio in comune da Natale

Ancora un mese e poi per separazioni e divorzi si può andare in comune. Senza dover passare dal tribunale.

Il decreto legge 132/2014 sulla riforma della giustizia, approvato definitivamente ieri dalla camera, dirotta i coniugi in crisi da palazzo di giustizia a palazzo municipale. Ma la norma è, seppure di poco, differita nella sua operatività al trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione.

Non è l’unico caso di slittamento dell’operatività delle nuove disposizioni.

In effetti il provvedimento d’urgenza in più punti individua un lasso di tempo ristretto per l’effettivo cambiamento della disciplina, lasciando agli interessati e soprattutto a magistrati e avvocati il tempo di prepararsi.

Un aspetto questo che, secondo alcuni, però, contrasta con la natura del decreto legge, per definizione destinato a introdurre norme di eccezionale urgenza. Ma al di là di questioni che, al massimo, saranno valutate dalla Corte costituzionale, esaminiamo il calendario della riforma.

Il differimento dell’entrata in vigore si verifica, innanzi tutto, per separazioni e divorzi in comune: il fallimento della relazione coniugale si potrà ufficializzare davanti al sindaco, senza doversi necessariamente rivolgere a un legale e, soprattutto, senza dover andare in tribunale.

Il rinvio vale anche per la negoziazione assistita obbligatoria, le cui disposizioni diventeranno efficaci trascorsi 90 giorni sempre dall’entrata in vigore della legge di conversione. Si tratta della possibilità di risolvere le controversie (sui sinistri stradali e sui crediti fino a 50 mila euro) a mezzo di trattative ufficiali affidate agli avvocati, i quali asseverano l’eventuale accordo raggiunto, che è equiparato alla sentenza.

Ci vorranno 30 giorni (dall’entrata in vigore della legge di conversione) per la modifica al regime della compensazione delle spese: la novità si applicherà ai procedimenti introdotti a decorrere dal termine iniziale. Qui si tratta dell’affermazione generale della regola per cui chi perde paga, con limitatissime eccezioni (e senza più spazio per la discrezionalità giudiziale).

Anche un’altra modifica processuale necessita di una vacatio di 30 giorni: si tratta del passaggio dal rito ordinario al rito sommario di cognizione e si prendono a riferimento i procedimenti introdotti da quella data. Qui l’esigenza è di accelerare la definizione del processo civile, passando a un rito più snello e rapido, anche su impulso d’ufficio del giudice.

Da notare che quando il decreto legge si riferisce a procedimenti iniziati fa riferimento ai procedimenti iniziati in primo grado.

Un’altra misura per disincentivare chi vuole abusare del processo è rappresentata dall’innalzamento del tasso di interesse maturato durante lo svolgimento del giudizio: il debitore moroso non deve sfruttare il processo per finanziarsi a carico del creditore, ma se condannato a pagare dovrà anche sborsare gli interessi delle transazioni commerciali (attualmente è l’8,15%). Anche qui la novità produrrà effetti per i procedimenti iniziati a decorrere dal trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione.

Stessa decorrenza differita riguarda molte disposizioni sul procedimento esecutivo.

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