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Divorzio «fai da te» con figli minori

Il Governo incassa la fiducia sul decreto legge giustizia civile (161 voti favorevoli, 51 contrari e nessun astenuto). Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, soddisfatto, parla di «primo passo per una giustizia più veloce ed efficace», ma, dal fronte di Forza Italia, motivando l’assenza al momento del voto, il presidente Paolo Romani e il vicepresidente Anna Maria Bernini del gruppo a Palazzo Madama attaccano un provvedimento con il quale l’Esecutivo «interviene per decreto su temi tanto delicati quanto spinosi come il diritto di famiglia, per altro stravolgendolo senza innovarlo e rivoluzionarlo concretamente».
Tra i cardini del provvedimento, che ora passa alla Camera, ci sono il potenziamento degli arbitrati e l’introduzione della negoziazione assistita. Due soluzioni stragiudiziali, che si aggiungono alla già operativa conciliazione, per evitare che un buon numero di cause intasi le aule dei tribunali. Gli arbitrati, gestiti dagli avvocati, sono riservati alle cause pendenti in primo grado e in appello. Con l’esclusione di quelle su diritti indisponibili e di quelle di lavoro. Le parti, se d’accordo, potranno chiedere che la soluzione sia affidata a un collegio oppure, fino a 100mila euro di valore, a un arbitro unico, scelto tra i legali iscritti all’albo da almeno cinque anni.
Quanto alla negoziazione, questa prevede che le parti che non si sono ancora rivolte a un giudice si accordano per risolvere la controversia con l’assistenza dei legali. Esclusi i diritti indisponibili. La negoziazione deve comunque essere tentata, prima di andare dal giudice, ed è quindi condizione di procedibilità, per il risarcimento danni da circolazione stradale e le domande di pagamenti di somme entro i 50mila euro. I tempi li determinano le parti, ma non possono essere inferiori al mese e superiori a tre mesi, fatta salva la possibilità di una proroga di 30 giorni.
Due le possibilità previste dal decreto legge per sciogliere il matrimonio senza l’intervento del giudice: con la negoziazione assistita, che potrà riguardare (inizialmente non era previsto) anche le unioni con figli minori, con handicap o non autosufficienti sul piano economico, ma con vigilanza del pubblico ministero sul rispetto dell’interesse del minore, e con una procedura, senza assistenza legale, davanti al sindaco in quanto ufficiale di stato civile. Quest’ultima strada resta preclusa però in presenza di figli minori, con handicap e non indipendenti.
Sulla norma più mediaticamente rilevante, quella che su indicazione del Presidente del consiglio, riduce le ferie dei magistrati, dal 2015 è previsto un taglio da 45 a 30 giorno; della stessa misura vengono anche ridotti i termini di sospensione feriale durante i quali tribunali e procure lavorano a scartamento ridotto.
Nel decreto trovano posto anche misure di forse minore appeal, ma di efficacia probabilmente superiore. È il caso dell’aumento del tasso di mora in corso di giudizio che viene elevato, in assenza di diversa previsione, al limite previsto per i ritardi nelle controversie commerciali (8,15%). Per disincentivare il contenzioso vengono poi limitati i margini di discrezionalità a disposizione del giudice per la compensazione delle spese. In attesa della formalizzazione della legge delega sul processo civile, una misura di natura procedimentale contenuta nel decreto è quella che lascia spazio al giudice per convertire, nelle cause a minore complessità, il rito da ordinario a sommario di cognizione.

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