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Divorzio, i dubbi degli avvocati: «Sfavorito il coniuge più debole»

Cosa accadrà dopo un divorzio? L’assegno riservato al coniuge economicamente più debole sarà ridotto se non eliminato del tutto dopo la sentenza della prima sezione civile della Cassazione secondo la quale non deve essere più rapportato al tenore di vita goduto nel matrimonio? La risposta di avvocati matrimonialisti e giudici è che le cose potrebbero cambiare a svantaggio dei più deboli già nei procedimenti in corso, specie in quelli che riguardano coniugi le cui condizioni economiche sono medie o alte.

«Siamo di fronte a un cambiamento radicale della materia e all’abolizione del principio della solidarietà postmatrimoniale», dice un importante legale matrimonialista che preferisce restare anonimo. Ferme restando le garanzie per i figli minorenni o non economicamente indipendenti, finora l’assegno divorzile è stato calcolato, come dice la legge, tenendo conto delle condizioni di vita dei coniugi, di come hanno contribuito al patrimonio personale e della famiglia negli anni, del reddito di ciascuno di loro e della durata del matrimonio, facendo in modo da garantire di mantenere un tenore di vita se non proprio uguale almeno vicino a quello precedente. Ora, invece, la Cassazione dice che all’ex meno «ricco» non spetta nulla se ha una casa di proprietà e redditi che lo rendono indipendente. A meno che non dimostri di essere povero in canna, «ma anche in quel caso il contributo dovrà consentirgli solo di sopravvivere?», si chiede l’avvocato.

Chi sta affrontando un divorzio d’ora in poi farà di tutto perché i giudici tengano o no in considerazione questa sentenza, dipende dagli interessi, ma saranno appunto i giudici a valutare caso per caso. «Attenzione, non è un intervento normativo ma una sentenza di una Sezione della Cassazione», spiega un magistrato (anche lui nell’anonimato) per dire che essa non è vincolante, anche se non la si potrà comunque ignorare. «Mi sembra una questione che riguarda più persone dalle condizioni economiche medie, elevate se non elevatissime che chi ha uno stipendio normale», aggiunge. In una coppia così il problema di determinare l’assegno non si pone affatto perché quello che può girare il più «ricco» è comunque il massimo che si può permettere di sborsare.

Le cose cambiano se la situazione patrimoniale è di alto livello, si vuole evitare che il meno ricco, che comunque ha del suo, possa arricchirsi alle spalle dell’altro. «Se per stare anni vicino al marito che guadagna tanto una donna ha rinunciato alla carriera professionale, con il divorzio deve essere “punita” a vivere nel monolocale di sua proprietà rinunciando a tutto? Così il più debole diventa ancora più debole», si chiede un altro legale. Per tutti la soluzione potrebbero essere i patti prematrimoniali, che ora sono nulli. Si saprebbe perfettamente a cosa si va incontro.

Giuseppe Guastella

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