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Divorzio breve, ma prima serve sempre la separazione

La nuova normativa sul “divorzio breve”, varata martedì scorso, necessita di alcuni chiarimenti per evitare illusioni sul fatto che siano stati introdotti automatismi nell’iter per ottenere il divorzio, sperati da molti ma in realtà inesistenti.
La solo novità introdotta consiste nell’abbreviazione del termine che deve intercorrere tra separazione e divorzio e nell’anticipazione del momento da cui far decorrere questo termine. Prima era sempre di tre anni; adesso è di sei mesi in caso di separazione consensuale, con decorrenza dal deposito del ricorso congiunto; di un anno in caso di separazione giudiziale, con decorrenza dalla notifica del ricorso all’altro coniuge. Nulla invece è cambiato in merito ai presupposti e all’iter del divorzio. I coniugi, pertanto, dovranno sempre ottenere prima la separazione e questa dovrà essere definita con l’omologa in caso di consensuale, e con sentenza passata in giudicato in caso di giudiziale.
Solo in seguito, decorso il termine ora abbreviato sopra indicato, la (ex) coppia potrà affrontare l’iter del divorzio: in tribunale, con un vero e proprio giudizio che si conclude con una sentenza; o, in alternativa, con la negoziazione assistita, di recente introduzione, perché le parti, per ottenere il divorzio (ma anche la separazione), adesso possono anche rivolgersi a degli avvocati (uno per parte) o comparire di fronte all’ufficiale di stato civile e formalizzare con un accordo la cessazione del loro rapporto coniugale- e, ovviamente, la riduzione dei termini per il divorzio si applica anche a questa ipotesi.
Per evitare confusioni, va fatta poi un’altra precisazione. La legge di riforma dice (articolo 3) che le nuove norme «si applicano ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, anche nei casi in cui il procedimento di separazione che ne costituisce il presupposto risulti ancora pendente alla medesima data». Si tratta tuttavia di una cosa scontata.
La riforma, come abbiamo detto, è intervenuta unicamente sul termine che deve intercorrere tra separazione e divorzio, riducendolo nella maniera sopra indicata, lasciando invariato tutto il resto. La nuova normativa, pertanto, è certamente applicabile a tutti i procedimenti, definiti o ancora in corso, tanto quanto lo era quella precedente. Prima la legge prevedeva un termine di tre anni. Ora ne prevede uno di sei mesi se la separazione è stata consensuale e uno di un anno se è stata giudiziale. Tutto qui. Pensare diversamente vorrebbe dire che ai procedimenti in corso si dovrebbe applicare la vecchia normativa, il che non avrebbe alcun senso.

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