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Divorzio breve, addio in 6 mesi

Sforbiciata ai tempi della separazione per chiedere il divorzio: i coniugi non dovranno più aspettare 3 anni per dirsi addio, bensì 6 mesi in caso la decisione sia «consensuale», e un anno nell’eventualità serva l’intervento del giudice. E le nuove norme saranno operative anche per i procedimenti di scioglimento del matrimonio in corso. A 45 anni dall’approvazione della legge sul divorzio (898/1970) l’aula della camera ha varato ieri pomeriggio definitivamente la riforma della disciplina sulla cessazione degli effetti civili delle nozze (831 e abb.), in terza lettura. Sul testo s’è espressa a favore un’ampia maggioranza bipartisan: sono stati 398 i sì, 28 i no, mentre sei deputati si sono astenuti. Cardine del provvedimento, composto di soli tre articoli, come già evidenziato, è la riduzione dell’arco temporale, al termine del quale i componenti della coppia potranno presentare domanda di divorzio: la soglia viene accorciata dagli attuali tre anni fino a un semestre se marito e moglie decideranno di non rimanere più insieme di comune accordo, soglia che salirà, invece, a 12 mesi qualora, al contrario, la coppia dovesse optare per la via giudiziale per dirimere le proprie controversie; il termine, si legge, «decorre dalla comparizione dei coniugi dinanzi al presidente del tribunale». Inoltre, viene anticipato il momento dello scioglimento della comunione dei beni tra i consorti: in base alle norme ora in vigore, ciò si realizza soltanto con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione, mentre il testo appena licenziato dal parlamento dispone altri limiti temporali, ossia nella separazione giudiziale si parte dal momento in cui il presidente del tribunale, in sede di udienza di comparizione, autorizza i coniugi a vivere separati, invece in caso si divorzi in maniera consensuale, l’avvio è fissato alla «data di sottoscrizione del relativo verbale di separazione, purché omologato». È, poi, previsto che, in caso di comunione dei beni, l’ordinanza che autorizza i coniugi a non condividere più lo stesso tetto debba essere comunicata all’ufficio di stato civile per l’annotazione dello scioglimento della comunione sull’atto di matrimonio. Disciplinata, infine, la fase transitoria: la normativa sulla riduzione dei tempi di proposizione della domanda di divorzio e quella che anticipa lo scioglimento della comunione legale si applicano, infatti, pure alle cause in corso alla data d’entrata in vigore della nuova legge. E ciò, si legge nell’ultimo articolo, «anche quando sia pendente a tale data il procedimento di separazione personale che ne costituisce il presupposto». Il via libera al testo ha subito un’accelerazione (dopo una fase di stallo, nel secondo passaggio parlamentare) quando i senatori hanno stralciato la norma che introduceva il cosiddetto divorzio «immediato», saltando cioè la fase di separazione in assenza di figli minori, figli maggiorenni portatori di handicap, ovvero figli di età inferiore a ventisei anni economicamente non autosufficienti (si veda ItaliaOggi del 18/03/2015). Soddisfatto il viceministro della giustizia, Enrico Costa, che ha lodato una legge che sancisce «finalmente un punto di svolta su un tema cruciale nell’ambito del diritto di famiglia e, in particolare, della crisi coniugale».

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