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Divorzi, negoziazioni ripetibili

Un accordo tira l’altro. O meglio, a uno bocciato ne può seguire un altro, sia pure di tenore diverso. Il Tribunale di Torino, Settima sezione civile, provvedimento del 15 gennaio, in una delle primissime interpretazioni delle norme sulla negoziazione assistita nella delicata materia della separazione e del divorzio, traccia la linea e spiega cosa avviene quando l’intesa tra i coniugi non è autorizzata dal pubblico ministero.
Nel caso in questione, il pubblico ministero non aveva dato l’autorizzazione all’accordo raggiunto da una coppia per regolare le condizioni della separazione. In particolare, l’intesa non rispondeva agli interessi del figlio, maggiorenne ma non autonomo sul piano economico, visto che nulla era previsto per il suo mantenimento.
Ora la legge, la n. 162 del 2014, nell’introdurre la negoziazione assistita come soluzione consensuale per la separazione personale, stabilisce anche che, in caso di mancato assenso da parte della pubblica accusa, lo stesso pm trasmette l’accordo al presidente del tribunale che fissa entro 30 giorni udienza di comparizione delle parti e «provvede senza ritardo». E su questo passaggio il provvedimento si interroga sull’organo davanti al quale l’udienza deve essere fissata sul contenuto di quel «provvede».
Il Tribunale di Torino interpreta allora la negoziazione assistita come «fattispecie, di nuova creazione, “integralmente” alternativa al procedimento giurisdizionale». In questa prospettiva, pertanto, essendo la via dell’autorizzazione la sola percorribile, la conseguenza è che il Presidente, invitate le parti a comparire, le esorta ad adeguarsi ai rilievi del Pm e, nel caso di disponibilità, procede ad autorizzare egli stesso la nuova intesa. Una lettura, che, sottolinea il provvedimento, è corroborata dall’ampia portata di quel «provvede» e dall’osservazione che il pm ha già formulato le proprie riserve, ritenendo non autorizzabile la prima versione dell’accordo sulla base di specifici motivi, adeguandosi ai quali l’accordo si deve ritenere autorizzabile.
Nel caso però le parti non intendano adeguarsi, allora le parti potranno depositare «un ricorso ex art. 711 cpc, ovvero ex art. 4 comma 16 L. div. o ancora ex art. 710 cpc»; in questo caso l’ “accordo” raggiunto con la negoziazione assistita sarà implicitamente rinunciato (vale a dire che nessuno comparirà all’ udienza, ovvero, alla stessa, le parti dichiareranno di rinunziarvi espressamente) e il relativo fascicolo sarà archiviato a seguito di una pronuncia di “non luogo a provvedere”, mentre partirà un nuovo procedimento, “giurisdizionale”, con le relative domande e regolarmente iscritto al ruolo con nuovo fascicolo. Infine se le parti non compariranno all’udienza fissata dal Presidente, pur non depositando alcun ricorso, la negozazione assitita dovrà essere ritenuta come rinunciata e archiviata.

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