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Divorzi, la Tasi non segue l’Imu

Per Tasi e Imu non valgono le stesse regole per il pagamento delle imposte sulla casa. Il coniuge non assegnatario della casa coniugale, in seguito a provvedimento di separazione o divorzio, non paga l’Imu ma è tenuto a pagare la Tasi. Quindi, se il comune in cui è ubicato l’immobile ha deliberato le aliquote entro il 10 settembre scorso, deve passare alla cassa entro il 16 ottobre per versare l’acconto della nuova imposta sui servizi indivisibili.

Il coniuge assegnatario, infatti, è titolare del diritto di abitazione solo per l’Imu. Non è possibile applicare in via analogica lo stesso trattamento che viene riservato ex lege per l’imposta municipale.

Tra tanti dubbi e incertezze sull’imposta sui servizi comunali indivisibili che in questi giorni stanno segnalando i lettori di ItaliaOggi, uno di questi riguarda il trattamento che la legge riserva al coniuge non assegnatario dell’immobile in seguito al provvedimento giudiziale di separazione o divorzio. Sulla questione non c’è uniformità di vedute. Il ministero dell’economia e delle finanze, nonostante l’assenza di una disposizione ad hoc, ha sostenuto con un’evidente forzatura che il coniuge non assegnatario non paga l’Imu e, per l’effetto, non è tenuto a pagare la Tasi.

La tesi ministeriale non può essere condivisa. In realtà, entrambi i coniugi sono solidalmente tenuti a versare l’imposta sui servizi indivisibili in caso di contitolarità dell’immobile. Il coniuge che occupa l’immobile, invece, è tenuto a pagare solo una quota parte del tributo, nella misura che varia dal 10 al 30% a seconda della scelta fatta dal comune con regolamento, qualora non ne sia già titolare. Nonostante Imu e Tasi abbiano in comune la stessa base imponibile e, in parte, gli stessi soggetti passivi, il coniuge separato o divorziato non assegnatario dell’immobile, che non ha alcun obbligo per l’imposta municipale, è tenuto a pagare la Tasi per l’immobile assegnato dal giudice all’altro coniuge, nel caso in cui sia proprietario o comproprietario. La disciplina della nuova imposta sui servizi indivisibili non riproduce la stessa norma prevista per l’Imu che esonera il coniuge non assegnatario dagli obblighi di legge. Normalmente è il possesso di diritto di un immobile che obbliga al pagamento dell’imposta municipale. L’unica eccezione è rappresentata dalla casa assegnata al coniuge con provvedimento giudiziale. Il legislatore, in sede di conversione del dl 16/2012, con una norma a dir poco cervellotica ha posto a carico del coniuge assegnatario la titolarità dell’immobile. Nel nostro ordinamento giuridico un soggetto è titolare d’imperio di un diritto reale solo per pagare un tributo. L’articolo 4, comma 12-quinquies, del dl sulle semplificazioni fiscali (16/2012) prevede espressamente che, solo per l’Imu, l’assegnazione della casa coniugale a favore di uno dei coniugi, disposta a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, «si intende in ogni caso effettuata a titolo di diritto di abitazione». Che il semplice possesso non obblighi al pagamento lo ha chiarito più volte la Cassazione (sentenza 18476/2005). Se il giudice avesse assegnato in passato l’ex casa coniugale, il coniuge assegnatario non sarebbe stato tenuto al pagamento dell’Ici. In effetti, il giudice non ha il potere di costituire diritti reali di godimento sull’immobile. Tuttavia, si ritiene che la disposizione di legge che ha riconosciuto all’assegnatario la titolarità del diritto di abitazione non produce effetti per la Tasi. Per quest’ultimo tributo l’obbligazione è solidale e del pagamento, quindi, rispondono entrambi i coniugi se contitolari. A differenza dell’Imu, però, l’imposta sui servizi indivisibili la paga, oltre al possessore di diritto, anche l’occupante dell’immobile, nella misura che varia dal 10 al 30% stabilita con regolamento comunale. Quindi, il coniuge assegnatario è tenuto comunque a pagare una quota parte dell’imposta nella qualità di detentore dell’immobile, ma solo se non risulti comproprietario dell’unità immobiliare, in base a quanto disposto dall’articolo 1, comma 681, della legge di Stabilità (147/2013).

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