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Dividendi slegati dal capitale

L’assegnazione ai dipendenti di strumenti finanziari partecipativi non necessita di interventi sul capitale sociale; l’operazione non crea, inoltre, reddito imponibile in capo ai prestatori di lavoro se non all’atto e nella misura della percezione di dividendi. Sono queste le importanti conclusioni espresse da Assonime affrontando, nel caso 6/2014, la decisione una società di attribuire ai propri dipendenti uno strumento finanziario partecipativo intrasferibile caratterizzato dal diritto al dividendo, privo del diritto di voto, soggetto a decadenza in caso di cessazione del rapporto lavorativo e riscattabile dall’emittente, a un prezzo predefinito, in ogni momento e per qualsiasi causa.

L’associazione fra le società italiane per azioni interviene su di un istituto, quello degli strumenti finanziari a favore dei prestatori di lavoro, introdotto dalla riforma del diritto societario quale ulteriore e flessibile modalità per gestire le politiche retributive verso i dipendenti, coinvolgendoli e fidelizzandoli a vantaggio dell’impresa stessa.

La norma, ci riferiamo al secondo comma dell’art. 2349 c.c., pone però una serie di dubbi tanto sulle caratteristiche che gli strumenti finanziari partecipativi possono in concreto assumere, quanto sulle modalità della loro emissione.

Il primo aspetto affrontato dal documento Assonime riguarda il contenuto dei diritti incorporabili: quelli di natura patrimoniale sono essenziali e irrinunciabili; quelli amministrativi hanno, invece, carattere eventuale e accessorio. Per i primi viene sostenuta l’ipotesi che costituiscano un vero e proprio diritto agli utili, analogo a quello attribuibile agli azionisti: non si tratterebbe, quindi, di un costo per la società bensì della distribuzione di reddito soggetta alle generali disposizioni in tema di riserva legale, copertura delle perdite e preventiva deliberazione assembleare (il diritto potrebbe essere inoltre privilegiato, al limite prevedendo un dividendo minimo garantito). In merito ai diritti amministrativi, ai titolari degli strumenti può essere attribuito il diritto di voto, ma solo su argomenti specificamente indicati, e può essere riservata la nomina di un componente indipendente del consiglio di amministrazione, del consiglio di sorveglianza o di un sindaco.

Viene quindi la questione dei limiti alla circolazione. Questa può essere solo eventuale e qualora prevista deve essere limitata a soggetti che rivestano lo status di dipendenti della società o di società controllate. Ammissibili, inoltre, sia le clausole di assoluta intrasferibilità che quelle di decadenza qualora venga meno il rapporto di lavoro; è pure lecita la previsione della possibilità, esercitabile dall’emittente, del riscatto degli strumenti finanziari partecipativi assegnati, in ogni tempo e a condizioni preconcordate. L’associazione presieduta da Maurizio Sella si interroga, quindi, sulle modalità di realizzazione dell’operazione: il secondo comma dell’art. 2349 c.c. non impone alcun obbligo, da parte dell’assemblea straordinaria, di aumentare il capitale sociale; l’organo amministrativo dovrà poi indicare, in nota integrativa, il numero e le caratteristiche degli strumenti finanziari emessi evidenziando i diritti che essi conferiscono.

Il caso 6/2014 si conclude con due considerazioni di carattere tributario. L’attribuzione dei titoli non avrebbe un immediato impatto reddituale in capo ai dipendenti: gli strumenti in parola attribuiscono una mera aspettativa alla percezione di utili e, qualora fossero intrasferibili, risulterebbero non valutabili, come per l’assegnazione ai lavoratori di opzioni non cedibili, secondo il criterio del valore normale di cui all’art. 9 del Tuir. L’imposizione sarebbe rinviata, di conseguenza, al momento della percezione degli eventuali dividendi: trovando causa nel rapporto di lavoro ed essendo determinati discrezionalmente, sia nel quantum che nell’an da parte dell’assemblea dei soci, dovrebbero essere qualificati nella categoria dei redditi di lavoro dipendente concorrendo, in tal modo, alla formazione della loro base imponibile nel periodo in cui sono percepiti.

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