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Dividendi e moratorie, Enria a consulto al Consiglio Abi

ll presidente del braccio della vigilanza della Bce (Ssm), Andrea Enria, tornerà a confrontarsi con i banchieri italiani il 16 dicembre, in occasione della riunione del consiglio dell’Abi. Questa volta, rispetto al primo incontro avvenuto con l’esecutivo Abi un anno fa, l’evento sarà in diretta streaming e i temi sul tavolo roventi. L’attenzione del gotha del mondo del credito italiano è concentrata in questo momento soprattutto sulla politica dei dividendi, alla quale sinora la vigilanza ha posto uno stop fino a fine anno. Ed è probabile che quando Enria si presenterà all’incontro una decisione sul prolungare o meno quel blocco sarà già stata presa dal Ssm, tra lunedì e martedì. L’orientamento del mondo bancario sul tema è noto: ripristinare la possibilità di distribuire la cedola per quegli istituti che non hanno problemi di patrimonializzazione. La decisione non sarà facile, anche perchè essa doveva essere presa a valle delle previsioni della Bce per i prossimi mesi che sono state diffuse ieri e lo scenario non è molto incoraggiante.

Altro tema di confronto con i banchieri sarà la questione della flessibilità, quella libertà di manovra che la vigilanza possiede (il cosiddetto judgement) nell’applicare regole e norme che, però, negli ultimi tempi sono entrate così tanto nel dettaglio da rendere arduo anche il compito del supervisiore. Enria sarà chiamato ad esprimersi su una contraddizione di fondo: la sollecitazione della vigilanza alle banche affinchè sostengano le imprese in questa fase di difficoltà. E le regole Eba sulle nuovi definizioni di default (in combinato con il calendar provisioning) che oggi rischiano di penalizzare le operazioni di ristrutturazione dei debiti. In particolare la regola per cui se una ristrutturazione, in termini di allungamento delle scadenze e nuova finanza, diviene più onerosa per le banche oltre l’1% del valore iniziale del credito, essa va riclassificata come Npl. Se questa regola è nata per evitare la formazione dei nuovi crediti deteriorati, certamente ora rischia di farne formare molti di più, perchè un’impresa che potrebbe essere aiutata a riprendersi diventerà automaticamente un cattivo pagatore. Il problema, dunque, non è la disponibilità a riclassificare con rigore i crediti che si deteriorano, ma i rischi legati agli automatismi. L’Ssm avrebbe margini per tollerare che quella soglia dell’1 per cento possa tornare al 2,5% prevista dalla direttiva Crr.

E ancora: le moratorie. La proroga dell’Eba sulla possibilità di sospendere le riclassificazioni a deteriorati per i crediti in moratoria è comunque a tempo. Anche per le moratorie basate su accordi Abi-associazioni di categoria le prime scadenze arriveranno tra marzo e aprile; nel caso di posizioni che difficilmente potranno tornare solventi significa iniziare a svalutare per tempo, dunque uno o due mesi prima. Frattanto molte imprese in moratoria sono tornate a pagare le rate prima della scadenza: la Banca d’Italia ha avviato un monitoraggio per misurare l’incidenza di questa casi sul totale delle moratorie (2,7 milioni per 302 miliardi di valore). L’incontro con Enria arriverà il giorno seguente all’approvazione della comunicazione Ue sugli Npl e sulla necessità di potenziarne il mercato secondario.

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