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Dividendi, la festa non è ancora finita

La stagione che si è appena conclusa ha registrato un dividend/yield medio del 3,1% a Piazza Affari (secondo i prezzi di inizio gennaio). Più o meno quanto prevedono gli analisti pure per il 2014, anche se nel frattempo le previsioni degli utili (e dunque in linea di massima dei dividendi) sono – sempre in media – aumentate. La spiegazione dell’apparente paradosso è che nello stesso periodo di tempo i valori di Borsa sono aumentati: il Ftse Mib da inizio anno è salito di poco meno del 20%. E non è detto che la festa sia finita. E’ proprio tra questi due perni del ragionamento – crescita versus rendimento – e su quale aspetto privilegiare che si dividono i pareri degli analisti. L’interrogativo è: visto il momento, la pressione della Banca centrale europea e la spinta verso politiche quasi keynesiane di stimolo all’economia, è il momento di puntare più sui dividendi o più sulle potenzialità di sviluppo e dunque sulla performance dei titoli in Borsa (che, sulla carta, potrebbero dare soddisfazioni maggiori e in tempi più ravvicinati rispetto alla distribuzione degli utili)? «La nostra strategia di analisi è basata sulla discesa del rischio Italia, già iniziata dalla fine dell’anno scorso; è vero che in Borsa un bel tratto di strada è già stato compiuto, ma credo che ve ne sia ancora da percorrere spiega Giampaolo Trasi, responsabile Equity&Credit Research di Intesa Sanpaolo e di puntare sui timidi segnali di ripresa; insomma, di fare una scommessa sulla crescita, in attesa di un aumento adeguato dei dividendi, previsto più avanti nel periodo 2015-2016». Insomma, in questo momento la ricerca della protezione del rendimento sarebbe meno impel-lente, come motore per guidare gli investimenti, rispetto a qualche mese fa. Eppure, proprio i bassi tassi di interesse e la pressione della Bce in questa direzione mettono l’accento sulla ricerca della redditività delle azioni, sul dividend yield, che dopo il 3,03% medio della stagione di distribuzione degli utili sull’esercizio 2014 è previsto ancora in crescita, al 3,5% medio (ovviamente, considerando costanti i prezzi di Borsa, il che non è né verosimile né auspicabile, ma serve per armonizzare le simulazioni). In questa fase la differenza tra rendimenti a breve termine del mercato monetario e quello delle azioni è mediamente a quota 200 punti base, ma a livello di tassi a lungo termine non c’è quasi differenza (e dunque dovrebbe esserci spazio per migliorare per le azioni). «Inoltre occorre pensare che in Italia dal 2008 molte società hanno tagliato tanto i dividendi, per cui ora il recupero è più forte», aggiunge Michele Pedroni, co-gestore del fondo Oyster global Hi global dividend. Insomma, più che un aumento degli utili, quello che ci si attende è un incremento del pay out (si è arrivati ad un livello medio del 38% negli anni passati, ora si dovrebbe passare al 50%). Anche sotto questo aspetto, quindi, l’Italia dovrebbe godere dei favori degli investitori internazionali e attrarre l’appetito dei capitali verso il nostro paese. La regina dei rendimenti – secondo la tabella elaborata da Intermonte – è Unipolsai, con un dividend/yeld stimato pari al 6,35% per il 2014 e per il 2015, quando gli analisti prevedono un dividendo ordinario pari a 0,16 euro (rispetto a 0,196 appena distribuito). Valori simili a quelli di Equita, che in una nota del 19 maggio scorso prevede un dividendo stabile di 0,17 euro per i prossimi due anni. Ma nel corso del prossimo paio di anni anche da parte delle banche ci si aspetta un ritorno alla stagione di dividendi (finora, tra stress test, Bce e richiami della Banca d’Italia ci sono stati più aumenti di capitale che utili distribuiti, a parte rare eccezioni); forse ancora con cautela dal 2014 e con più decisione dal 2015. Tuttavia, il settore da cui ci si continua ad aspettare le soddisfazioni migliori resta quello delle utilities. A partire dal terzetto più gettonato: Eni, Terna e Snam. Ad esempio gli analisti di Mediobanca stimano per Eni un dividend yield del 5,9% per il 2014 e del 6% per il 2015; per Snam puntano ad un 6% per il 2014 e ad un 6,1% per il 2015 mentre per Terna stimano un d/y del 5,3% per entrambi gli anni. Un po’ più caute le aspettative, in generale, su Enel: deve vendere asset per abbassare l’indebitamento; non è il clima giusto per pagare tanti dividendi, è il ragionamento di alcuni analisti. I tassi bassi degli interessi – e quindi dei bond – dovrebbero funzionare anche a favore anche delle società del risparmio gestito: la ricerca di rendimenti – da parte dei risparmiatori – sul versante delle azioni e sui mercati complessi piuttosto che sui “semplici” titoli di Stato dovrebbe infatti sostenere i conti economici delle società specializzate nell’asset managament, a partire da Banca Generali a Mediolanum e Azimut. 1 2 3 L’ad di Borsa italiana Raffaele Jerusalmi (1); il presidente di Consob, Giuseppe Vegas (2) e l’ad di Intesa, Carlo Messina (3)

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