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Dividendi, con il Covid taglio da 7,4 miliardi $ per le quotate italiane

Un taglio secco: sono 247 i miliardi di dollari di dividendi evaporati a livello globale negli ultimi 12 mesi, da quando cioè Covid ha fatto irruzione nelle nostre vite quotidiane, segnando anche pesantemente il cammino dell’economia e delle aziende. Il bilancio definitivo emerge dall’analisi del Global Dividend Index di Janus Henderson, che raccoglie i dati delle principali 1.200 società quotate nel mondo fra il secondo trimestre 2020 e il primo trimestre 2021 e che per l’Italia indica un’emorragia pari a 7,4 miliardi di dollari (circa 6 miliardi di euro), corrispondente a una sforbiciata del 43% rispetto ai 12 mesi precedenti.

Si tratta senz’altro di una correzione significativa, che a livello mondiale equivale a una riduzione su base annua del 14% quando si considerano le variazioni dell’indice, i dividendi straordinari e le oscillazioni dei tassi di cambio e che in pratica annulla quattro anni di continua crescita. Al tempo stesso appare però più contenuta rispetto a quella sofferta dopo la crisi finanziaria globale dieci anni fa. «Poco più di un terzo delle aziende nel nostro indice ha tagliato i dividendi, le altre li hanno mantenuti stabili o persino aumentati su base annua», ricorda Janus Henderson, che intravede adesso la classica luce in fondo al tunnel.

Segnali di risveglio

Le indicazioni del primo trimestre 2021, pur non essendo particolarmente significative per le cedole europee, mostrano infatti chiari segnali di miglioramento perchè su scala globale meno di una società su cinque (18%) ha tagliato il dividendo rispetto al 34% dell’anno passato. Le distribuzioni sono inoltre scese del 2,9% (e dell’1,7% in termini sottostanti, senza cioè considerare i pagamenti straordinari e al netto degli effetti del cambio) a 275,8 miliardi di dollari, quando nei periodi precedenti la riduzione era stata a due cifre.

Questa solidità, unita alle attese per una ripresa sostenuta dell’economia, hanno indotto Janus Henderson a rivedere al rialzo le stime sui dividendi globali per l’intero 2021: lo scenario di base contempla ora distribuzioni per 1.360 miliardi di dollari, in aumento dell’8,4% su base annua (+7,3% in termini sottostanti) quando a gennaio le previsioni più ottimistiche non andavano oltre 1.320 miliardi di dollari. È vero che persistono incertezze legate allo sviluppo della pandemia e anche alle limitazioni regolamentari ai pagamenti che riguardano essenzialmente le banche europee, quelle britanniche e le australiane, ma l’impressione è che il peggio sia ormai alle spalle.

Facendo però un passo indietro occorre ricordare come il tributo più pesante al taglio delle cedole sia stato versato in termini relativi dalla Gran Bretagna (dove sono stati ridotti per l’equivalente di 40,9 miliardi di dollari, pari al 41% dei pagamenti complessivi dei dodici mesi precedenti) e dal resto d’Europa (-71,7 miliardi, corrispondenti a una riduzione del 29%). Più contenuto l’impatto sulle società del Nord America (-41,3 miliardi, appena il 7%) dove i dividendi lasciano di solito il passo ai riacquisti azionari (buyback) come principale forma di remunerazione dei soci.

Il dazio versato dalle italiane

L’Italia non ha certo rappresentato un’eccezione nel panorama continentale, anzi. Nel complesso le aziende del nostro Paese incluse nell’indice elaborato da Janus Henderson hanno versato negli ultimi quattro trimestri l’equivalente di appena 9,8 miliardi di dollari (circa 8 miliardi di euro) cioè poco più di metà di quanto elargito ai soci nel periodo precedente. Evidente qui l’impatto delle banche, stoppate dalla vigilanza Bce, e delle società del settore energetico, frenate dal crollo dei prezzi delle materie prime. Proprio su di loro si fa affidamento su una riscossa che si è intravista nel suo piccolo già a inizio anno.

Nel primo trimestre, ricorda lo studio, l’Italia ha infatti di nuovo registrato una crescita nella distribuzione delle cedole, che si sono attestate a 2,6 miliardi di dollari rispetto ai 2,2 miliardi riscontrati nello stesso periodo di un anno fa: un incremento che vale il 18,4% complessivo e l’8,4% su base sottostante. Per una conferma non resta che attendere il secondo trimestre: il periodo tradizionalmente di punta per i dividendi europei, e anche per quelli italiani.

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