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Disuguaglianze record l’1% della popolazione nel 2016 sarà più ricco del restante 99%

Chissà se al Forum di Davos – che inizia oggi in una settimana cruciale per i mercati e le economie d’Occidente – i 2.500 potenti della terra presteranno attenzione al lamento di Oxfam sulle crescenti disparità tra ricchi e poveri. Oppure resterà nell’agenda come sempre, con le stesse parole vacue mentre si pensa al super-franco, al Qe della Bce, alla vigilia delle elezioni greche; e il business della diseguaglianza non si arresta.

Nel rapporto Grandi disuguaglianze crescono , della confederazione di 17 Ong britannica, si documenta come la ricchezza detenuta dall’1% della popolazione mondiale s’è avvicinata a quella del restante 99% e la supererà nel 2016. Tra pochi mesi quindi lo slogan brutale del movimento Occupy Wall Street nato quattro anni fa per denunciare gli abusi del capitalismo finanziario – potrebbe concretizzarsi. Secondo la ricerca, l’1% dei ricchi ha visto il proprio patrimonio crescere, dal 2009 al 2014, dal 44% al 48% del totale. E a questo ritmo supererà il 50% l’anno prossimo. I membri dell’élite avevano in media 2,7 milioni di dollari a testa nel 2014. Né il restante 52% della ricchezza è ben distribuito: sta quasi tutto nelle tasche di un altro quinto dei terrestri più agiati. Per tutti gli altri, pari al 79% del pianeta, resta il 5,5% dei fondi: la bellezza di 3,851 dollari a testa, 700 volte meno della media dell’1% ricco. Un paese dorato di 34,8 milioni di persone, di cui 14 americani, 2,7 giapponesi, 2,4 francesi, 2 tedeschi e inglesi, e 1,6 milioni italiani.
«L’esplosione della disuguaglianza frena la lotta alla povertà in un mondo dove oltre un miliardo di persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno, e 1 su 9 non ha abbastanza da mangiare – ha detto Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Oxfam International -. Sono necessarie misure per invertire la tendenza ». Con il suo ruolo di co-chair al Forum, Byanyma chiederà a Davos «un’azione urgente per arginare la marea della disuguaglianza, partendo da una proposta di contrasto reale all’elusione fiscale delle multinazionali e da una spinta all’adozione di un trattato globale di lotta ai cambiamenti climatici». Le organizzazioni non governative chiedono inoltre più servizi pubblici come salute e istruzione, una tassazione che dal lavoro viri sul capitale, l’introduzione di salari per lavoratori e di redditi garantiti per poveri, norme perequative sui redditi, specie a favore delle donne.
Il fatto che i ricchi arricchiscano, e i poveri impoveriscano, è le- gato a due grandi fattori. Il primo sono le politiche anticrisi di sostegno monetario delle banche centrali di Usa, Giappone, Europa in questi anni, che hanno portato la liquidità a gonfiare il prezminimi zo di azioni e bond (tra i titoli preferiti dagli abbienti, senza dire che i poveri non investono in Borsa). Il secondo è la rincorsa dei paesi emergenti, che ha portato miliardi di persone fuori dalla povertà, ma ha anche creato nuove disparità in aree dove le politiche pubbliche di welfare e redistribuzione sono ridotte (Russia, Cina, India, Sud America). Ma anche per i leader occidentali la lotta all’iniquità è prioritaria: proprio oggi Barack Obama nel discorso sullo “Stato dell’unione” annuncerà nuove forme di tassazione – sui capital gain, sulle successioni nei trust, sul debito bancario a fini speculativi) per drenare risorse pubbliche dall’1% dei ricchi alla restante classe media, che negli Usa come altrove è stata piallata dalla crisi. Chissà se del tema parlerà anche Matteo Renzi, atteso stasera a Davos e che interverrà domattina alla sessione plenaria “Transformational Leadership”.
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