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Distretti record grazie agli Usa

In sintesi, “thanks”. Anche per l’export dei distretti italiani, in crescita per il 20esimo trimestre consecutivo, il motore principale è a matrice anglosassone, con Stati Uniti e Regno Unito a “spiegare” il 40% della crescita dei volumi. Oltre 900 milioni di aumento, tra l’ultimo quarto del 2014 e il corrispondente periodo dell’anno precedente, con il risultato di spingere l’intero sistema ai massimi storici. Per le aree a più spiccata vocazione manifatturiera analizzate dal Monitor dei distretti di Intesa Sanpaolo i volumi 2014 salgono del 3,7% a 87,3 miliardi di euro (+4,1% nel trimestre), creando lo spazio per il maggiore avanzo commerciale di sempre, poco meno di 60 miliardi, il 60% dell’intero surplus nazionale legato alle merci.
I trend oltreconfine permettono ancora una volta di superare non solo la “concorrenza” della aree non distrettuali (+2,1% nel 2014)ma di sopravanzare nuovamente la manifattura tedesca, “staccata” in media di un punto sia per l’intero 2014 che nel periodo ottobre-dicembre. Sviluppo corale, quello dei distretti nazionali, con performance positive che si realizzano in ben 88 aree, robuste in particolare in particolare per mobili (+6,1%), meccanica (+5,4%), prodotti e materiali da costruzioni (5,2%) e beni legati al sistema moda (+4,6%). Sui territori si osservano numerosi casi di crescita a doppia cifra, a cominciare dal distretto leader in assoluto per crescita dei volumi, l’area pelletteria-calzature di Firenze, capace da sola di portare in “dote” quasi 100 milioni di euro aggiuntivi nell’ultimo trimestre dello scorso anno. Corsa non estemporanea per un’area che dai minimi del 2009 ad oggi è stata in grado di più che raddoppiare i propri valori esportati, balzati ora a 3,1 miliardi di euro. Tra i 15 distretti più dinamici in termini di volumi si trovano più aree della meccanica (packaging di Bologna, meccanica strumentale di Varese e Vicenza, termomeccanica friuliana) ma la vera novità è forse la ripresa dell’area casa-costruzioni, com performance positive per le piastrelle di Sassuolo, l’arredo brianzolo, il mobile del Livenza.
In termini geografici il traino maggiore continua ad essere rappresentato dagli Stati Uniti, responsabili di una crescita annua che sfiora il 10% e capaci in un solo trimestre di portare nelle casse delle aziende dei distretti nazionali 2,1 miliardi di eur, 251 milioni in più rispetto allo stesso periodo 2013. Uno sviluppo a 360° che ha coinvolto sistema moda (occhiali di Belluno, oreficeria di Vicenza, pelle e calzature di Firenze) ma anche meccanica strumentale e meccanotessile, mobili, piastrelle e agro-alimentare. Tra i migliori dieci mercati di sbocco in termini di volumi aggiuntivi nel quarto trimestre si osserva una netta prevalenza delle aree più remote, con l’Europa rappresentata solo da Regno Unito, Spagna e Polonia. Le difficoltà europee sono evidenti nelle performamce di Germania e Francia, nostri primi due mercati di sbocco, entrambi con volumi di acquisti distrettuali in calo nell’ultimo quarto del 2014. Risultati, quelli dei distretti italiani, che comunque avrebbero potuto anche essere superiori se ad abbattere i volumi non avesse contribuito in modo rilevante la crisi russo-ucraina, costata all’intero sistema dell’export nazionale due miliardi di euro di mancate vendite nel 2014. Nel quarto trimestre 2014 le vendite verso Mosca dei distretti cedono 104 milioni di euro, a cui si aggiungono altri 54 milioni per l’Ucraina.
Incrociando l’andamento dei mercati con il peso relativo sull’export per ciascun distretto gli analisti di Intesa Sanpaolo hanno provato a identificare i territori potenzialmente più penalizzati dall’attuale quadro politico ed economico, che vede nel prevedibile futuro ancora difficoltà per Russia, Ucraina, Argentina, Brasile, Venezuela, Libia e Yemen. Abbigliamento di Rimini e abruzzese, cucine di Pesaro, food machinery di Parma e calzature di Fermo paiono da questo punto di vista le aree più a rischio, con un peso delle zone in difficoltà in rapporto all’export totale che in alcuni casi sfiora il 25%. All’estremo opposto, la maggiore esposizione nagli Usa, probabile “stella” dell’export nazionale anche nel 2015 sia per la crescita intrinseca di Washington sia per forte rivalutazione del dollaro, crea prospettive positive per la ceramica di Sesto Fiorentino, il lattiero-caseario di Sassari, le calzature di S.Mauro Pascoli e di Vigevano, i vini del Chianti, la pelletteria di Arezzo e l’occhialeria di Belluno.

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