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«I dissesti delle banche? I colpevoli vanno puniti»

Le banche devono fare di più sul fronte della riduzione dei crediti deteriorati, ma le autorità europee dovrebbero rivedere i criteri di gestione delle crisi bancarie, perché la ricapitalizzazione precauzionale adottata per Mps ha «condizioni di accesso stringenti». Così ieri il ministro dell’Economia, in audizione alla commissione Finanze del Senato. Pier Carlo Padoan ha anche detto di essere «favorevole» a un inasprimento delle norme sui banchieri colpevoli dei dissesti: «Le responsabilità in questo campo sono sicuramente importanti e devono essere prima di tutto evitate ed eventualmente sanzionate».

Il ministro ha ricordato anche gli interventi di salvataggio e di riforma che il governo ha preso finora nel settore creditizio, ribadendo che la soluzione adottata per i due casi più gravi, Mps e le banche venete, ha «tolto dal tavolo gran parte del rischio». Resta però da aggredire il tema delle sofferenze. «È arrivato il tempo — ha detto Padoan — in cui le banche devono adottare con maggiore determinazione e incisività una gestione attiva e mettere a punto una strategia credibile per ridurre il monte dei crediti deteriorati ed evitarne di nuovi». Su questo fronte buone notizie sono arrivano dal rapporto mensile dell’Abi, l’associazione delle banche. A maggio le sofferenze al netto delle svalutazioni sono calate a 76,5 miliardi di euro rispetto ai 77,2 miliardi di aprile e agli 86,8 di dicembre 2016. Nei confronti del picco di 89 miliardi toccato a novembre 2015 si tratta di un calo di quasi il 14%. Inoltre, il valore delle sofferenze nette sugli impieghi totali si è ridotto, sia pure di pochissimo: dal 4,42% di aprile al 4,38% di maggio. Altra buona notizia dal rapporto Abi, la discesa dei tassi di interesse sui prestiti bancari a giugno, che ha segnato un nuovo minimo storico. Il saggio medio è del 2,76%. Quello sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è dell’1,61%. Quello sui mutui casa è del 2,1%. Rispetto a un anno prima i prestiti a famiglie e imprese sono cresciuti dell’1,5%.

Ma torniamo a Padoan. Il ministro ha sottolineato che le crisi bancarie italiane «hanno messo in luce una serie di criticità da affrontare e risolvere nell’ambito del processo di completamento dell’unione bancaria». In particolare, secondo Padoan, le istituzioni europee «non sempre sono state in grado di esprimere posizioni coordinate», contribuendo così ad aumentare il clima di incertezza. Di fronte alle maglie strette dalla ricapitalizzazione precauzionale, l’unica alternativa è far sì che la liquidazione accompagnata da aiuti di Stato si possa applicare «a un numero potenzialmente alto di banche», ha sottolineato il ministro. Senza l’intervento pubblico, il fallimento delle due banche venete, ha aggiunto, avrebbe causato una stretta creditizia valutabile in «22 miliardi, con impatti su 155 mila imprese.

Ieri, infine, il ministro ha firmato il decreto che istituisce il Comitato per l’educazione finanziaria. A dirigerlo sarà la professoressa Anna Maria Lusardi, «autorità indiscussa in materia», ha detto Padoan. Le opposizioni intanto premono sui presidenti di Camera e Senato affinché avviino i lavori della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche.

Enrico Marro

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