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Dissequestrati i beni dei Ligresti

Aveva fatto sensazione quel sequestro di beni a carico della famiglia Ligresti, degli ex manager di FonSai e della stessa compagnia. Sia per il suo ammontare complessivo (251,6 milioni di euro), sia per l’effetto a cascata che il venir meno di una simile cifra avrebbe avuto sui parametri di una fusione (quella tra Unipol e FonSai) già di per sé complessa. Ecco una delle ragioni del sospiro di sollievo del team di avvocati di FonSai, coordinato da Ermen Costabile alla notizia della cancellazione del provvedimento. Soddisfazione anche tra i legali di Salvatore, Jonella e Paolo Ligresti e di Antonio Talarico che hanno visti accolti i rispettivi ricorsi contro i sequestri decisi nei confronti dei loro assistiti.
A decidere per la revoca dei provvedimenti preventivi è stato il Tribunale del riesame di Torino composto dai giudici Giorgio Semeraro (presidente), Irene Gallesio e dal relatore Luca Leandro Ferrero che, nel primo pomeriggio di ieri, hanno depositato il dispositivo, mentre per le motivazioni occorrerà attendere ancora qualche settimana.
La decisione dei giudici del tribunale di seconda istanza, dunque, attenua le ripercussioni patrimoniali dell’inchiesta per falso in bilancio aggravato e manipolazione informativa cui sono sottoposti tutti i componenti della famiglia Ligresti e gli ex manager della compagnia assicurativa: gli ex ad Emanuele Erbetta e Fausto Marchionni, oltre Talarico, ex vicepresidente del gruppo, nonché storico braccio destro di Salvatore Ligresti nel settore immobiliare.
I sequestri erano stati decisi dal Gip Silvia Salvatori su richiesta del procuratore aggiunto Vittorio Nessi e del pm Marco Gianoglio, che avevano calcolato gli effetti delle manipolazioni informative commesse, secondo l’accusa, dagli indagati, sui corsi di Borsa del titolo FonSai.
Alla cifra di 251,6 milioni si era giunti anche grazie a una stima effettuata dalle società Scenari Immobiliari e Praxi nel settembre-ottobre 2009, e si riferiva ad alcuni cespiti riconducibili al gruppo assicurativo. Tra questi il Golf Hotel di Madonna di Campiglio (37 milioni), il Principi di Piemonte (38 milioni), il Grand Hotel Fiera di Milano (23 milioni) e, da ultimo, l’hotel siciliano Naxon Beach (64 milioni) che però era stato oggetto di valutazione da parte di un’altra società. Va detto che le stime erano state redatte nel settembre-ottobre del 2009 e dunque non scontavano ancora le flessioni di mercato dell’ordine del 20-30% che si sarebbero registrate negli anni successivi. Non si sa ancora se la procura intenda presentare opposizione rispetto a questa decisione del tribunale. Nel frattempo i magistrati torinesi ieri sono partiti per Lugano dove questa mattina si terrà, per rogatoria, l’interrogatorio di Paolo Gioacchino Ligresti, l’ultimogenito di Salvatore, sfuggito alla cattura grazie alla provvidenziale concessione della cittadinanza svizzera giunta nei tre giorni precedenti all’emissione dell’ordine di custodia cautelare.
Ligresti Jr è sotto inchiesta anche nel Canton Ticino per l’ipotesi di riciclaggio e, nei giorni scorsi, la sua posizione di cittadino svizzero è stata oggetto di non poche polemiche: per la normativa della Confederazione la concessione dello status di cittadino svizzero potrebbe essere rimessa in discussione se si appurasse che Ligresti abbia deliberatamente taciuto alle autorità locali il fatto di essere sottoposto a indagini in Italia. Difficile in ogni caso che l’interrogatorio di oggi di fronte ai pm torinesi e al procuratore pubblico ticinese John Noseda possa portare a qualcosa di diverso da una scena muta. La linea univoca per tutti gli indagati infatti è quella di avvalersi della facoltà di non rispondere ai magistrati. La prossima settimana, a Torino, verrà sentita di nuovo Jonella Ligresti, ancora in carcere alle Vallette, ed è possibile che nei giorni successivi i magistrati diano parere favorevole alla richiesta della concessione degli arresti domiciliari.

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