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Disoccupazione sotto quota 12%

Roma – Nuovo calo della disoccupazione nel mese di agosto. Il tasso dei senza lavoro scende di 0,1 punti percentuali, proseguendo il calo del mese precedente (-0,5%) e attestandosi a quota 11,9 per cento. Nei dodici mesi il tasso di disoccupazione si è ridotto di 0,7 punti e le persone in cerca di lavoro sono diminuite di 162mila unità.
Tuttavia, sempre in agosto, il tasso di disoccupazione dei 15-24 enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati) è pari al 40,7%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente. In termini tendenziali, cioè rispetto ad agosto 2014, il tasso di occupazione dei giovani 15-24enni scende di 0,1 punti percentuali, e cala anche il tasso di disoccupazione (-2,3 punti), a fronte di una crescita del tasso di inattività di 1,2 punti. Con riferimento alla media degli ultimi tre mesi, per i giovani 15-24enni si osserva il calo del tasso di disoccupazione (-0,6 punti percentuali), a fronte di una lieve crescita sia del tasso di occupazione (+0,1 punti) sia del tasso di inattività (+0,1 punti).
Ma l’Istat ieri ha fornito per la prima volta le sue stime mensili dell’occupazione (il tasso di occupazione in agosto è salito dello 0,2%, portandosi al 56,5%), distinte per posizione professionale e per carattere dell’occupazione: dal nuovo prospetto si ricava che gli occupati sono aumentati in agosto di 69mila unità rispetto al mese precedente e di 325mila unità rispetto all’agosto del 2014. Si tratta di un incremento tendenziale che riguarda per intero l’occupazione dipendente, cresciuta dell’1,9% (gli indipendenti sono rimasti invariati). Nei dodici mesi, inoltre, gli occupati permanenti sono cresciuti dell’1,3% (+188 mila persone) e quelli a termine del 5,9% (+136 mila ).
Durante l’estate, poi, con ogni probabilità per effetto della stagione turistica molto buona, sono cresciuti del 4,1% i lavoratori a termine ( tra giugno e agosto gli occupati a tempo determinato sono aumentati di 94mila unità) mentre gli occupati permanenti sono saliti solo dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (+13 mila): nel solo mese di agosto, sui 70mila nuovi lavoratori dipendenti, 45mila sono a termine.
Il dato sull’incremento annuo dell’occupazione è stato accolto con grande soddisfazione dal Governo. Così il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha twittato: «In un anno più 325mila posti di lavoro. Effetto Jobs Act. #italiariparte #lavoltabuona». Entusiasmo replicato anche su Facebook: «I dati Istat certificano che il Jobs Act funziona. La disoccupazione che era quasi al 14% all’inizio dell’azione del Governo, adesso è sotto il 12%. Le riforme danno frutti, l’Italia riparte». Analogamente, il ministro del Lavoro , Giuliano Poletti, ha affermato che «i dati odierni dell’Istat sono, insomma, un’altra conferma che la ripresa è una realtà. È necessario sostenerla procedendo speditamente sulla strada delle riforme ed intensificando l’impegno per migliorare la situazione dell’occupazione giovanile».Secondo Poletti le buone notizie sono tre: «Aumentano gli occupati, calano i disoccupati e diminuiscono gli inattivi». Questi ultimi, in effetti, si sono ridotti dello 0,6% nel mese di agosto (meno 86mila unità) tornando al livello di giugno. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha poi messo in evidenza «i miglioramenti permanenti, frutto di scelte strutturali». Padoan ha riferito di aver spiegato agli investitori esteri riuniti a Milano per il Forum dei fondi sovrani «che l’Italia è un Paese dalle grandi opportunità e che queste si stanno moltiplicando».
Meno ottimistici i commenti di sindacati e opposizione: «Il dato della disoccupazione in Italia all’11,9% è ancora troppo alto. E rende necessario riproporre con la prossima legge di Stabilità agevolazioni fiscali e contributive per aiutare l’ingresso nel mondo del lavoro, favorendo la staffetta intergenerazionale, nonché misure di consolidamento di una vera e propria ripresa economica» sostiene ad esempio il segretario confederale Cisl, Gianni Petteni. Mentre, secondo il capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, Renato Brunetta «i posti di lavoro aumentano solo se c’è una crescita del Pil oltre il 2%. Non con costose partite di giro, come il Jobs Act».

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