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Disoccupazione record all’8,9%

di Rossella Bocciarelli

Peggiorano ancora i numeri della disoccupazione, che in Italia torna ai livelli record dell'inizio del decennio. A dicembre 2011 infatti, secondo i dati diffusi dall' Istat alla vigilia del negoziato sul mercato del lavoro, il numero dei disoccupati è stato pari a 2 milioni 243 persone, in aumento dello 0,9 per cento rispetto a novembre (20 mila unità ) e questo incremento, osserva l'Istat è dovuto esclusivamente alla componente maschile. Su base annua i disoccupati in più sono stati 221 mila, facendo registrare un incremento tendenziale del 10,9 per cento.
A questo punto il tasso di disoccupazione in Italia si attesta all'8,9%, in aumento di 0,8 punti rispetto all'anno precedente (e dello 0,1% congiunturale). È la percentuale più elevata da quando sono iniziate le serie storiche mensili dell'Istat (gennaio 2004). Ma se si tiene conto anche delle serie storiche trimestrali, precisano gli esperti dell'istituto di statistica, per ritrovare un tasso di disoccupazione così alto bisogna tornare al terzo trimestre del 2001.
Se si considerano le differenze di genere, il tasso di disoccupazione maschile è all'8,4 per cento, ma nell'anno è salito dello 1,1 per cento, mentre quello femminile è al 9,6% ed è salito negli ultimi 12 mesi dello 0,4 per cento. Particolarmente acuta, poi, è la questione della disoccupazione giovanile che a dicembre 2011 era pari al 31 per cento, 0,2 punti percentuali in meno rispetto a novembre, ma ben tre punti in più rispetto al mese di dicembre 2010: del resto, non a caso nei giorni scorsi da Davos il direttore generale dell'Ilo, l'organizzazione mondiale del lavoro, Juan Somavia, ha dichiarato che nel mondo la crisi dell'occupazione giovanile ha raggiunto dimensioni intollerabili e senza precedenti , con 75 milioni di giovani disoccupati fra i 15 e i 24 anni.
La ragione citata da Somavia è il rallentamento della domanda aggregata a livello globale: in Italia questo rallentamento è destinato a tradursi quest'anno in una recessione che la maggior parte dei previsori colloca intorno a un meno 1,5 per cento del Pil. Sulle prospettive del reddito delle famiglie, e di conseguenza della spesa per consumi, nella nostra previsione pesano naturalmente anche gli andamenti del mercato del lavoro osservano ad esempio gli esperti del centro studi Ref nel loro ultimo rapporto: «Dato lo scenario di recessione,(-1,5 quest'anno e -0,2 per cento l'anno prossimo, ndr) è inevitabile prevedere un'ulteriore correzione della domanda di lavoro e un nuovo incremento della disoccupazione».
Un incremento che rischia di essere tanto maggiore, secondo gli economisti, se si considera che le imprese hanno ancora un eccesso di organici per effetto del "labour hoarding" osservato nel biennio 2008-2009, durante la prima fase della crisi finanziaria: un elemento, concludono, che rende poco probabile un comportamento di questo tipo anche in prospettiva.
«La disoccupazione è la mia principale preoccupazione e la riforma del mercato del lavoro la pensiamo proprio per aumentare l'occupazione» ha commentato a caldo il ministro del Lavoro, Elsa Fornero .
Molto preoccupati, com'è ovvio, i sindacati: i dati Istat di dicembre «confermano il peggioramento del mercato del lavoro già osservato a novembre» sostiene, in una nota, il segretario generale aggiunto della Cisl, Giorgio Santini, che aggiunge: «Tenendo anche conto dei livelli di cassa integrazione molto elevati, il 2011 si è chiuso malissimo sul fronte dell'occupazione, conseguenza della recessione economica oramai in atto».
Prima della crisi – calcola Fulvio Fammoni, segretario generale della Cgil – «gli occupati erano 700 mila in più; se non ci fosse stata la cassa integrazione e in particolare la Cig straordinaria e la deroga, i disoccupati sarebbero oggi più di 3 milioni. Questo– afferma– sarebbe già avvenuto e avverrà se la cassa integrazione sarà ridotta e se si punterà solo sulla disoccupazione e su un reddito minimo per il quale però non c'è alcuna risorsa». Per arginare la disoccupazione, secondo Paolo Reboani, presidente dei Italia Lavoro, è necessario sfruttare tutti gli strumenti già a disposizione, come l'apprendistato e i contratti di inserimento. Le cifre diffuse dall'Istat, spiega, «confermano la situazione difficile del mercato del lavoro, sul quale si stanno scaricando le difficoltà dell'economia, ed in particolare il rallentamento della produzione e del Pil».

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