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Disoccupazione giovanile record: 36,2%

Il primo impiego tarda ad arrivare. E quando arriva è connotato da una serie di rapporti di lavoro precari e discontinui. Così il tasso di disoccupazione giovanile, nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni, prende il volo. E a maggio 2012, ha certificato ieri l’Istat, ha toccato un nuovo livello record: 36,2%, il dato più alto dal 1992 (anno di nascita delle serie storiche trimestrali elaborate dall’Istat). Praticamente, un giovane attivo su tre è disoccupato. Uno su dieci (il 10,5%, per l’esattezza), se prendiamo a riferimento l’intera popolazione tra i 15 e i 24 anni.
I dati diffusi ieri dall’Istituto guidato da Enrico Giovannini fotografano un mercato del lavoro in chiaroscuro. E se per i giovani è ancora “allarme rosso” (rispetto ad aprile 2012 l’aumento del tasso di disoccupazione degli under25 è cresciuto dello 0,9%), dopo mesi di incrementi si è arrestato il tasso di disoccupazione complessivo, che rispetto ad aprile scorso si è attestato al 10,1% (in diminuzione dello 0,1% a livello congiunturale). Ma in crescita dell’1,9% su base annua (maggio 2012 su maggio 2011). In Eurozona, invece, ha reso noto sempre ieri Eurostat, la disoccupazione è salita all’11,1%, il tasso più alto dalla nascita dell’euro (con il top in Spagna e Grecia, rispettivamente, al 24,5% e 21,9% – e dove pure, in questi due Paesi, la disoccupazione giovanile è schizzata al 50%). A maggio 2012, in Italia, ha proseguito l’Istat, i disoccupati hanno superato quota 2,5 milioni di unità (2.584.000, per la precisione), in calo dello 0,7%, pari a -18mila persone, rispetto ad aprile 2012). Ma su base annua le persone in cerca di un lavoro sono cresciute di ben 534mila unità (+26%). In calo invece gli inattivi (cioè, gli scoraggiati): -25mila a livello congiuturale (soprattutto grazie alla componente femminile che è tornata a cercare un impiego), per arrivare a -598mila su base annua (-4%). Mentre gli occupati, a maggio scorso, sono cresciuti, rispetto ad aprile, di circa 60mila unità (+0,3%), superando quota 23 milioni; e su base annua la crescita è stata dello 0,4% (+98mila unità).
Ma a rimanere “allarmante” è la continua escalation del tasso di disoccupazione giovanile che a maggio ha sfondato il tetto del 36%: un livello «non accettabile», ha commentato il ministro del Welfare, Elsa Fornero. Un dato che «fa paura», ha rincarato la dose il numero uno del Pd, Pier Luigi Bersani; «è angosciante», ha detto l’ex ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi (Pdl). Mentre per Paolo Reboani, presidente di Italia Lavoro, agenzia tenica del ministero del Welfare, vi è ora l’opportunità, con l’approvazione della riforma del lavoro, «di costruire un’intesa tra Governo, Regioni e parti sociali per porre l’occupazione, e in primis quella giovanile, al centro delle azioni di politica del lavoro, focalizzando l’attenzione su apprendistato e transizioni scuola-lavoro». E se per Giorgio Santini (Cisl) i giovani stanno scontando anche la fase di recessione che il Governo deve contrastare come «priorità assoluta», per Serena Sorrentino (Cgil) serve «un piano straordinario per l’occupazione». I giovani «sono le prime vittime della mancata crescita», ha invece detto Guglielmo Loy (Uil), e in più c’è «l’aggravante» che le aziende non assumono per il blocco dei pensionamenti. Il Governo deve smettere di tagliare, e mettere in campo azioni per lo sviluppo» che creano occupazione.

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