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Disoccupazione femminile a livelli record

In maggio il numero dei disoccupati ha raggiunto i 3 milioni e 222 mila, 26 mila in più di aprile e 127 mila in più di maggio 2013. Sono queste le cifre che fotografano la situazione lavorativa italiana e che confermano la sostanziale frenata della caduta dell’occupazione provocata dalla crisi. Il tasso di disoccupazione, pari al 12,6%, è si tornato ad aumentare, dello 0,1% in termini congiunturali, ma è rimasto al di sotto del picco registrato in gennaio-febbraio. Senza contare che sempre lievemente si è ridotto il tasso di disoccupazione dei giovani che resta comunque al 43%. Sale invece, in controtendenza, raggiungendo il record storico, il tasso di disoccupazione femminile che tocca il 13,8% con 1.487 donne senza lavoro (gli uomini sono 1 milione 735). «Il lieve incremento del tasso generale di disoccupazione è dovuto alla componente femminile», spiegano i tecnici dell’Istituto di statistica. 
La situazione lavorativa delle donne condiziona dunque in negativo il quadro complessivo. E ciò anche se si guarda ai miglioramenti sul numero degli occupati, che in maggio sono stati 52 mila in più, toccando i 22 milioni 360 mila. Un dato quest’ultimo che, secondo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, costituisce «una buona notizia» da non trascurare. L’ aumento complessivo, spiega in una nota il ministro, «è dovuto ad una crescita dell’occupazione di 80.000 unità tra gli uomini e, purtroppo, ad un calo di 28.000 tra le donne. Aumenta di 26.000 unità, ed è un’apparente contraddizione, il numero dei disoccupati come saldo tra 54.000 unità in più per le donne e 29.000 in meno per gli uomini. Il dato è evidentemente legato al fatto che «sta crescendo il numero delle persone che tornano a cercare lavoro». E può essere un primo indizio del fatto che «si guarda con maggiore fiducia alla possibilità di trovare un’occupazione». Per quanto riguarda i disoccupati «diminuisce, pur restando a livelli inaccettabilmente alti, il tasso della disoccupazione giovanile: dal 43,3 al 43%». La situazione complessiva dell’occupazione nel Paese — conclude quindi il ministro — «resta, ovviamente, difficile, in linea con una fase di transizione tuttora in corso. Non sarebbe corretto, però, non cogliere i segnali positivi che si registrano e che confidiamo possano consolidarsi nei prossimi mesi». In linea con quella di Poletti è la lettura dei dati Istat data dalla Confcommercio secondo cui i dati sull’andamento del mercato del lavoro nel mese di maggio «lasciano intravedere i primi segnali di assestamento» delle dinamiche dell’occupazione. È «un buon segno» la crescita degli occupati dopo un biennio caratterizzato da una sensibile riduzione delle persone impiegate nel processo produttivo (-724 mila tra gennaio 2012 e dicembre 2013) e nonostante l’ulteriore sviluppo del numero dei disoccupati. Uno sviluppo che è stato però, osserva ancora la Confcommercio, meno accentuato del passato (32 mila dalla fine del 2013, a fronte dei 761 mila registrati tra gennaio 2012 e dicembre 2013), «con una sostanziale stabilizzazione del tasso di disoccupazione attestato da un trimestre al 12,6%».
«Per invertire il trend sulla disoccupazione bisogna investire nel lavoro», ha tagliato corto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.

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