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Disoccupazione in calo al 9,7% ma gli occupati restano stabili

Istat. A giugno scende anche la percentuale di giovani in cerca di lavoro. Buona parte però finisce tra gli inattivi. Aumentano i dipendenti permanenti e a termine, diminuiscono gli indipendenti

Il tasso di disoccupazione a giugno continua a scendere posizionandosi al 9,7% che rappresenta il livello minimo da oltre sette anni. I dati dell’Istat evidenziano anche un tasso di occupazione al 59,2% che è il più alto dall’inizio delle rilevazioni, nonostante a giugno si contino 6mila occupati in meno rispetto al mese di maggio, per effetto dell’incremento di 43mila dipendenti permanenti e di 10mila a termine, inferiore al calo di 58mila indipendenti.

La diminuzione di 29mila disoccupati registrata a giugno è in gran parte attribuibile alla fascia d’età tra 15 e 24 anni (-28mila), seguita da quella 25-34 anni (-15mila) e dai 50 anni in su (mille in meno). Ma chi ha perso lo status di disoccupato solo in parte è finito tra gli occupati, in molti sono andati a ingrossare le fila degli inattivi che sono fuori dal mercato del lavoro, spesso perchè scoraggiati. Nella fascia d’età 15-24 anni tra maggio e giugno si contano 28mila inattivi in più e 10mila occupati in più. Dai 50 anni in su è andata peggio: ci sono 35mila inattivi in più e 18mila occupati in meno. Mentre la fascia mediana tra 35 e 49 anni ha 5mila occupati in più e 23mila inattivi in meno. Quanto al tasso di inattività, resta fermo per il quinto mese consecutivo al 34,3%; tra maggio e giugno ci sono 14mila inattivi in meno.

Guardando all’andamento del mercato del lavoro rispetto a giugno del 2018, gli occupati crescono di 115mila unità per effetto della crescita dei dipendenti permanenti (+177 mila) e dei lavoratori a termine (+14 mila) e del calo degli indipendenti (-76mila). Sempre rispetto ad un anno fa ci sono 288mila disoccupati in meno e 23mila inattivi in più. Tra i giovani l’occupazione sale al 18,5% (con una crescita congiunturale dello 0,1% e tendenziale dello 0,7%), ben sotto al livello della media dei Paesi Ocse (42,2%), della media Ue (35,7%) e dell’area euro (33,8%). Il tasso di disoccupazione giovanile è sceso al 28,1%, il più basso da aprile 2011, ma restiamo sempre terzultimi in Europa, dove il tasso di disoccupazione giovanile è al 14,1% (15,4% nell’area euro).

Passando ai commenti sui dati Istat, per il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio «queste notizie ci rendono felici, l’occupazione continua ad aumentare e sappiamo di avere contribuito a questi risultati con i provvedimenti portati avanti in questo anno». Il vicepresidente di Confindustria, Maurizio Stirpe, invita alla «prudenza nella lettura dei dati», perchè «nel giorno in cui l’Istat certifica la “crescita zero” del Pil aumenta il tasso di disoccupazione, ma in termini netti i posti di lavoro calano tra maggio e giugno e non si ha ancora alcuna evidenza sul numero di ore lavorate». Il capo economista di Confindustria, Andrea Montanino sottolinea che «il tasso di occupazione al 59,2% avviene in presenza di un sostanziale stabilità occupazionale, per una diminuzione della popolazione in età da lavoro, conseguenza dell’invecchiamento della popolazione. Si sta creando lavoro a basso valore aggiunto che non ha un impatto sul Pil». Per Confcommercio «anche la presenza di un quadro del mercato del lavoro sostanzialmente favorevole non è sufficiente a supportare aspettative di ripresa. Sono mesi che l’occupazione sembra seguire percorsi non direttamente collegati alle dinamiche produttive in atto». Parla di «segnali oscillanti» Luigi Sbarra (Cisl), secondo cui il mercato del lavoro «mostra buoni risultati in termini di quantità, non in termini di qualità dei rapporti di lavoro e di ore lavorate: rispetto al 2017 mancano oltre 550 milioni di ore lavorate». Evidenziano un «quadro preoccupante» Giovanna Fracassi e Tania Scacchetti (Cgil) che aggiungono: «il calo della disoccupazione è condizionato dalla riduzione degli attivi e della forza lavoro. Siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi, dal 5,8% del 2017, e la crescita dell’inattività tra i giovani dimostra come, al contrario delle previsioni del Governo, il reddito di cittadinanza non abbia incentivato le assunzioni».

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