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Disoccupati all’11,9% nel 2015

ROMA Migliorano i dati sul lavoro nel 2015. E per una volta le notizie più incoraggianti arrivano dal Sud, che pure ha ancora tanto terreno da recuperare rispetto al resto del Paese. Le tabelle pubblicate ieri dall’Istat riguardano l’ultimo trimestre dell’anno scorso e consentono di fare un bilancio complessivo sull’occupazione media di tutto il 2015.
Il numero più importante è quello dei disoccupati, cioè delle persone che cercano lavoro ma non lo trovano. Dopo sette anni di aumento, nel 2015 diminuiscono in «misura significativa»: del 6,3%, 203 mila persone. La disoccupazione media 2015 scende così sotto la soglia non solo psicologica del 12%, e si ferma all’11,9%, contro il 12,7% del 2014. Quasi un punto in meno. Cala anche la disoccupazione giovanile, di 2,4 punti percentuali. Siamo al 40,3%. Cresce, invece, il numero degli occupati. Non si tratta di un’inversione di tendenza perché era andata così già nel 2014. Ma di un’accelerazione. Nel 2015 l’aumento è stato di 186 mila persone, lo 0,8%. Il doppio dell’anno prima. A tirare di più è il Sud dove gli occupati sono cresciuti dello 0,8%, contro lo 0,5% del Centro e del Nord. Ma una cosa è la tendenza, un’altra la fotografia a bocce ferme: al Centro Nord, ogni dieci persone ne lavorano 6, al Sud solo 4. Per chiudere il gap ne serve di strada. Una forbice che si allarga, invece, è quella fra uomini e donne. L’aumento dell’occupazione maschile è più che doppio rispetto a quella femminile. Nel 2014 era andata al contrario, anche se con un margine più stretto. E tra le donne, non fra gli uomini, sale anche il numero degli inattivi (+0,3%), cioè di chi il lavoro non lo cerca nemmeno.
Le analisi possibili sono tantissime. Ma c’è un dato importante anche per le decisioni che il governo dovrà prendere nei prossimi mesi: l’aumento degli occupati è molto forte nelle fasce d’età più alte. Gli over 55 in ufficio o in fabbrica sono cresciuti di oltre 200 mila unità, ancora di più rispetto all’anno precedente. E gli over 64 al lavoro sfiorano ormai il mezzo milione, con un ultimo aumento, nel 2015, di 23 mila unità. È l’onda lunga della riforma Fornero, che ha alzato l’età della pensione, spostando verso l’alto il centro anagrafico della nostra forza lavoro. Un argomento in più per chi chiede un po’ di flessibilità sulle pensioni.
Che tipo di lavoro sta muovendo il mercato? A crescere è soprattutto quello dipendente: + 207 mila unità, di cui la metà a tempo indeterminato. Nel 2014 i contratti stabili in più, che però avevano ancora l’articolo 18, erano stati 18 mila (ma il Pil era ancora negativo). Come ormai da 5 anni, invece, scende il numero dei lavoratori indipendenti (-0,4%). Ma a gennaio 2016 c’è stata un’inversione di tendenza: le partite Iva sono cresciute del 13,8% rispetto al 2015. Secondo il ministero dell’Economia, è l’effetto del nuovo regime forfettario con gli incentivi previsti nella Legge di Stabilità.

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