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Disco verde al Jobs act

Disco verde alla riforma del Jobs act. La commissione lavoro della camera, infatti, ha dato parere positivo all’approvazione definitiva dei primi due decreti legislativi di attuazione del Jobs act, il primo sul contratto a tutele crescenti e il secondo sugli ammortizzatori sociali. Il sì, tuttavia, è condizionato, in particolare per il primo provvedimento, per il quale si chiede di fare marcia indietro sui licenziamenti collettivi, di restringere quelli individuali, di elevare gli indennizzi e rendere applicabile le nuove norme esclusivamente al settore privato (quindi di escludere il pubblico). Una riforma della riforma che ha avuto riflessi di carattere politico. Il parere infatti è passato con i soli voti del Pd senza quelli dell’Area popolare, alleati di governo (Ncd-Udc, che hanno puntato il dito soprattutto contro le richieste relative ai licenziamenti collettivi), e degli altri partiti. Contro il parere del presidente della commissione, Cesare Damiano, Ncd ha presentato un proprio parere alternativo, come pure la Lega. «Il parere del relatore Cesare Damiano», hanno spiegato Sergio Pizzolante, vicepresidente del gruppo Ap, e Nino Bosco, deputato Ncd, «è di fatto contrario al testo del governo. Siamo quindi di fronte a un ribaltamento del decreto delegato che esprime un sentimento anti impresa che non è accettabile. È un falso parere favorevole che il Pd della commissione lavoro voterà da solo».

M5S, Sel e Forza Italia, invece, si sono astenuti. Il Movimento 5 stelle in particolare, pur nella convinzione che «la nostra pressione ha sortito i suoi effetti», in particolare su licenziamenti collettivi, indennizzi minimi rafforzati, proporzionalità della sanzione, clausola sociale negli appalti, ripresi nel documento di maggioranza, ritiene insoddisfacente «l’impianto della delega».

Dal senato, invece, è arrivato ieri il via libera alla riforma degli ammortizzatori sociali. Il disco verde al parere, infatti, è arrivato con alcune «osservazioni» tra cui «si ritiene opportuno che il governo, onde evitare penalizzazioni, inserisca una norma che armonizzi la coesistenza tra il nuovo regime Naspi e la fase transitoria dell’indennità di mobilità». Si invita inoltre «a innalzare da 78 a 104 settimane la durata massima di fruizione della Naspi per eventi di disoccupazione verificatisi dal 1° gennaio 2017» e si suggerisce di chiarire i termini di applicazione dell’attuale norma, che, fino al 31 dicembre 2015, riconosce l’Aspi anche ai lavoratori sospesi per crisi aziendali o occupazionali». Relativamente al nuovo contratto di ricollocazione per i lavoratori licenziati illegittimamente per giustificato motivo oggettivo o per licenziamento collettivo, «si segnala al governo l’esigenza di valutare l’opportunità di estendere la platea dei destinatari a tutte le lavoratrici e i lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo e soggettivo o che aderiscono all’offerta di conciliazione», come disciplinata ex novo dal decreto in materia di contratto a tutele crescenti.

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