Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Disclosure anche per le società

Le società potranno regolarizzare le attività detenute all’estero e non correttamente evidenziate nella dichiarazione dei redditi

Tale conclusione emerge dall’analisi della proposta di legge recante le disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero approvata dalla camera dei deputati giovedì 16 ottobre e in attesa della discussione al senato.

Viene, infatti, esplicitamente precisato che potranno avvalersi della procedura di collaborazione volontaria anche contribuenti diversi da quelli soggetti al monitoraggio fiscale che intendono sanare le violazioni degli obblighi di dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive delle imposte sui redditi, dell’imposta regionale sulle attività produttive e dell’imposta sul valore aggiunto, nonché le violazioni relative alla dichiarazione dei sostituti d’imposta.

Si tratta, come evidente, della possibilità offerta a quei soggetti esercenti attività commerciali (in primis le società di capitali) di fare emergere beni e attività estere che le stesse società non hanno indicato nella propria dichiarazione dei redditi.

La procedura è identica a quella della disclosure relativa alle attività non dichiarate nel quadro RW. Potrà essere attivata entro il 30 settembre 2015 per le violazioni commesse fino al 30 settembre 2014, dovranno essere messi a disposizione tutti i documenti necessari per la ricostruzione delle attività estere in relazione a tutti i periodi d’imposta per i quali, alla data di presentazione della richiesta di ammissione alla procedura di emersione, non sono scaduti i termini per l’accertamento, si attiverà la procedura di contraddittorio con l’Ucifi e si addiverrà al pagamento delle imposte dovute e delle sanzioni in misura ridotta (minimo edittale ridotto di un quarto).

Si aprirebbero, quindi, interessanti possibilità per la regolarizzazione di questi asset che una lettura restrittiva del testo di legge in discussione impedirebbe.

Infatti, una diversa e meno ampia interpretazione della disciplina della voluntary potrebbe far apparire la norma incostituzionale per violazione del principio di uguaglianza di cui all’articolo 3 della Costituzione.

Sarebbe, infatti, ipotizzabile sostenere una lesione di detto principio poiché la diversa intestazione di un «bene» estero (evidentemente nella disponibilità del soggetto italiano a seguito di evasione di imposta) potrebbe portare a differenti circa la possibilità di regolarizzare tale posizione.

Se, per esempio, un conto corrente è di una persona fisica (che ha quindi violato gli obblighi dichiarativi del quadro RW) sarà possibile farlo «emergere» attraverso la disclosure, se lo stesso conto appartiene a una società (che non ha violato il quadro RW ma che ha presentato una dichiarazione dei redditi non veritiera) non sarà possibile la regolarizzazione.

Ne consegue che per evitare questa disparità di trattamento non si potrà che permettere l’adesione alla procedura di collaborazione volontaria anche alle società e agli enti esercenti attività commerciale in relazione ai loro beni detenuti all’estero rispetto ai quali sono state commesse delle violazioni degli obblighi dichiarativi ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive delle imposte sui redditi, dell’imposta regionale sulle attività produttive e dell’imposta sul valore aggiunto della dichiarazione dei sostituti d’imposta.

L’adesione a questa procedura da parte di una società non è però esente da rischi.

In primo luogo quello che potrebbero correre gli amministratori in relazione a condotte penalmente rilevanti connesse alle attività di emersione. Il pensiero corre subito alle ipotesi di «falso in bilancio» eventualmente ascrivibili agli amministratori degli enti soggetti a questa disciplina, posto che non vi è alcuna «copertura» in relazione a tale ipotesi delittuosa (mentre sembrano estese le esimente relative ai reati tributari di cui al dlgs 74/2000 e cioè le dichiarazioni fraudolente o non presentate e gli omessi versamenti Iva e ritenute).

Il testo della novella legislativa che fa riferimento a tutti i contribuenti diversi da quelli tenuti agli obblighi di monitoraggio fiscale potrebbero essere inteso anche in modo tale da ricomprendere nell’ambito applicativo della voluntary disclosure e quindi di sanare, la posizione fiscale degli enti di diritto estero la cui sede di direzione effettiva è in Italia (le società c.d. «esterovestite») che abbiano commesso una delle violazioni sopra menzionate e che, nell’ottica di prevenire la contestazione circa la residenza da parte del Fisco dichiarino la loro residenza in Italia e sanino le violazioni dichiarative relativamente agli attivi esteri.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’anno del Covid si porta via, oltre ai tanti morti, 150 miliardi di Pil. Ma oggi si può dire che...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Forte crescita dell’attività di private equity nei primi due mesi dell’anno. Secondo il dodices...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Goldman Sachs ha riavviato il suo trading desk di criptovalute e inizierà a trattare futures su bit...

Oggi sulla stampa