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Disastro Ryanair, a terra quattrocentomila passeggeri L’ira di consumatori e Ue

La più grande compagnia europea per passeggeri trasportati collassa e non può incolpare nessun’altro se non se stessa. Ryanair sarà costretta a tagliare 2.100 voli nelle prossime sei settimane, lasciando a terra 400 mila persone per non aver valutato a dovere i turni di riposo e le ferie dei piloti. Danni gravi per i passeggeri, ma anche per l’azienda: i costi previsti oscillano tra i 20 e i 35 milioni di euro considerando minori introiti, rimborsi e calo del titolo che ieri ha perso il 2%.
Il danno di reputazione per la compagnia è enorme. Ai passeggeri rimasti a terra – la lista dei voli cancellati è sul sito della società – Ryanair offre un volo sostitutivo o il semplice rimborso del biglietto. Ma ieri la Commissaria Ue ai trasporti Violeta Bulc ha ricordato che «tutti i passeggeri i cui voli sono annullati dispongono di una serie completa di diritti previsti dal diritto europeo, che include il diritto al rimborso, all’appoggio su altro volo o a un volo di ritorno, all’assistenza e in certe circostanze a una compensazione». In Italia l’Enac al momento non segnala problemi particolari negli aeroporti. Il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio parla invece di «situazione grave», mentre diverse associazioni di consumatori annunciano azioni legali contro la compagnia. E i sindacati puntano il dito sulla «cattiva gestione» e lanciano l’allarme sulla proposta d’acquisto di Ryanair per Alitalia.
Michael O’Leary, il numero uno di Ryanair, ha giustificato la cancellazione dei collegamenti scaricando le colpe sulle “ferie” che si sarebbero accavallate. Una spiegazione ufficiale che forse è peggio delle vere cause di un suicidio commerciale mai visto prima d’ora. Non aver idea dei turni di lavoro in un gruppo che muove oltre 2000 voli al giorno e conta 13mila dipendenti, è una spiegazione che manda su tutte le furie migliaia di passeggeri pronti ad avviare una valanga di ricorsi.
La verità che emerge è un’altra. E si rivela essere un boomerang che torna a colpire chi, per anni, ha fatto degli utili a tutti i costi una religione: a furia di imporre prezzi stracciati, mercanteggiando sovvenzioni (lecite) con gli enti locali e risparmiando sui contratti dei dipendenti, siglati sotto la spada di Damocle del diritto irlandese – con meno tutele per i lavoratori – Michael O’Leary ha agguantato un insperato predominio in Europa. Ma stavolta Ryanair ha scoperto di avere concorrenti agguerriti che si muovono offrendo ai piloti condizioni di lavoro migliori. I comandanti, che di questi tempi scarseggiano, sono pronti a cambiare divisa quando riescono a spuntare una migliore qualità della vita e maggiori introiti. E così, tanto per fare un esempio, nei mesi scorsi circa 140 piloti Ryanair hanno cambiato rotta dirigendosi sulla low cost di lungo raggio Norwegian. Soltanto pochi giorni fa la compagnia ha siglato un accordo per il personale italiano che rientra nelle regole del nostro Paese.
Così O’Leary per una volta si cosparge il capo di cenere e si scusa con i clienti infuriati: «Anche se il 98% dei passeggeri non subirà ripercussioni, siamo profondamente dispiaciuti e faremo di tutto per assicurare loro dei voli alternativi». E sulla questione della carenza di comandanti aggiunge: «Non ci mancano piloti e lo abbiamo dimostrato nel corso dell’estate. Si è solo trattato di un errato calcolo dei riposi e delle ferie».
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