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Disastro lettura: un ragazzo su 20 sa distinguere fatti e opinioni

ROMA — Se la cavano in matematica: gli studenti del Nord addirittura battono i coetanei dei paesi scandinavi e inseguono i cinesi che fanno incetta di primati. Ma nel saper leggere un testo, anche in forma digitale, non migliorano. E vanno male in scienze. La fotografia delle competenze degli studenti di 15 anni scattata dalla nuova Indagine Ocse-Pisa 2018, presentata ieri e che già fa discutere, è impietosa. Il fermo immagine è quello di un Paese dove resistono forti disuguaglianze educative tra Nord e Sud, tra licei e professionali. Insomma, l’ascensore sociale nella scuola si è rotto e sostanzialmente rimane indietro chi cresce in un contesto socio-economico povero.
Qual è il punto debole? Nella lettura i nostri ragazzi non è che faticano a raggiungere livelli di comprensione di un testo accettabili: il 77% nei paesi industrializzati arriva almeno a un grado minimo di competenza nella lettura e l’Italia è in linea. Il dato allarmante è che solo un quindicenne italiano su venti padroneggia a livelli eccellenti questa capacità, ovvero sa distinguere i fatti dalle opinioni quando legge un testo su un argomento che non gli è familiare. La media Ocse è di uno su dieci. All’opposto uno su quattro messo davanti a uno scritto non lungo ha difficoltà a collegare informazioni provenienti da fonti diverse o a individuarne l’idea principale. Nelle scienze, dove siamo sotto alla media Ocse di 21 punti, allineati a Turchia, Slovacchia e Israele, il problema è simile: non mancano le nozioni, ma la capacità di applicare il metodo scientifico e di distinguere dunque una bufala da un dato di realtà riscontrabile empiricamente. Non poco nell’era della post-verità. La generazione dei post-millennials è in affanno su questo, ci dice l’indagine che ha riguardato 79 paesi ed economie partner coinvolgendo 600mila studenti nel mondo nati nel 2004, più di 11mila in Italia.
Nel dettaglio, emerge una scuola a differente velocità. Nella lettura gli studenti italiani ottengono un punteggio di 476 (la media Ocse è di 487) collocandosi tra il 23esimo e il 29esimo posto, con uno spostamento verso il basso rispetto all’indagine 2015 (485) e uno scivolone di 10 e 11 punti se si va indietro al 2009 e 2000. Arretramento che preoccupa il ministro all’Istruzione Lorenzo Fioramonti: «È un problema che ci trasciniamo da troppo tempo, se ora non interveniamo rischiamo di pregiudicare il futuro di una generazione». È l’analisi di Anna Maria Ajello, presidente Invalsi: «Quello che non scatta è una presa in carico del problema». Ci sono poi voragini da colmare. Gli studenti al Nord superano la media Ocse nella lettura, al Sud si fermano a un punteggio ben al di sotto: 453 (nelle Isole 439). Un gap che si riscontra anche nella Matematica e nelle Scienze, dove più di un terzo degli studenti al Sud non raggiunge il livello base. I professionali arrancano: qui uno studente su due non arriva alle competenze minime nella lettura. Le ragazze eccellono di fronte a un testo, i maschi restano più bravi in matematica. Ma solo una studentessa su otto, il doppio dei ragazz i, s’immagina a 30 anni ingegnere pur essendo eccellente coi numeri e le scienze. Disuguaglianze, anche nei sogni di futuro. «L’urgenza è investire nella scuola», sollecita il segretario Pd Nicola Zingaretti. La povertà educativa è «emergenza nazionale», avverte la Cgil e concorda Save the Children . Un dato che emerge dall’ultimo Rapporto Invalsi, inedito alla politica, lo conferma: 34mila studenti, il 7%, arriva al diploma di Maturità con le competenze da terza media. Invisibili, pur presenti nelle aule, «di cui nessuno ancora — osserva Roberto Ricci, ricercatore Invalsi — se ne è occupato».

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