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Diritto di rettifica e neutralità Le 14 regole della Carta di Internet

«Sono garantiti in Internet i diritti fondamentali di ogni persona». Inizia così la prima bozza di Costituzione del web, elaborata da una commissione ad hoc istituita dalla presidente della Camera, Laura Boldrini. E presentata ieri a Montecitorio, in apertura della conferenza interparlamentare sui diritti fondamentali promossa nell’ambito del semestre di presidenza italiana per sollecitare governi e istituzioni europee. Giacché, ha evidenziato Boldrini, i diritti sociali non «meritano minore attenzione, da parte dell’Ue, del rispetto del pareggio strutturale di bilancio», ma «sono norme vincolanti, al pari se non ancor più delle previsioni del Fiscal Compact!».
Dopo il saluto del presidente del Senato, Piero Grasso, e in attesa di discutere, oggi, di immigrazione e di discriminazioni, si è partiti proprio dal web.
Quattordici i punti messi a fuoco nella Carta della Rete, che dal 27 ottobre verrà sottoposta a una consultazione popolare sul sito della Camera. Vanno dal «diritto all’identità» ai «criteri per il governo della Rete». Dal «diritto di accesso a Internet in condizioni di parità» all’«inviolabilità dei sistemi e domicili informatici».
Internet, si sottolinea nella premessa, non è come gli altri media perché «ha contribuito a ridefinire e ristrutturare spazi e rapporti tra pubblico e privato configurandosi come strumento essenziale per partecipare ai processi democratici».
La Carta può essere lo «strumento indispensabile per dare fondamento costituzionale a principi e diritti nella dimensione sovranazionale».
Nei primi tre articoli si tutelano «il rispetto della dignità, della libertà, dell’eguaglianza e della diversità di ogni persona». Le pari opportunità di accesso, con «la libertà di scelta di software e applicazioni» e «il superamento di ogni divario digitale», e il diritto di non subire discriminazioni sulla Rete.
Nelle parti successive ci si sofferma sul diritto alla tutela dei dati personali e all’autodeterminazione informativa. Ciascuno deve sapere chi tratta i propri dati e deve poterne chiedere rettifiche o cancellazione.
I dati sono «inviolabili» e «non intercettabili», a meno di autorizzazione giudiziaria. Nessuno può ottenerli senza il consenso dell’interessato che ha il diritto all’oblio. Vietato anche rielaborare i dati per stendere un profilo della personalità della persona. Gli ultimi quattro articoli ampliano la veduta sulle piattaforme digitali, tenute «a comportarsi con lealtà e correttezza nei confronti di fornitori e utenti».
La sicurezza in Rete va garantita «come interesse pubblico attraverso l’integrità delle infrastrutture e la tutela da attacchi esterni». Vanno promosse attività educative sull’uso di Internet rivolte a persone, scuole e imprese. Infine, per costruire un sistema di regole sovranazionale, si raccomanda «trasparenza, accessibilità e responsabilità decisionale».

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