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Diritto d’accesso ai contratti dei terzi

Alla banca interessata a difendersi nei giudizi pendenti con la Pa va riconosciuto il diritto di accesso anche agli atti di transazione che lo stesso ente pubblico ha firmato con altri istituti di credito per chiudere altre controversie nate dopo la sottoscrizione di contratti di finanza derivata – i cosiddetti “swap” – a copertura di prestiti obbligazionari. Lo ha sancito il Tar Piemonte con la sentenza 932 della Sezione prima (deposita il 23 maggio) Sull’accesso ai documenti amministrativi.
La pronuncia è collegata a un complesso contenzioso su contratti per derivati siglati con tre banche dalla Regione Piemonte nel 2007 (giunta Bresso), poi annullati in autotutela nel 2012 ed estinti lo scorso anno in accordi transattivi soltanto con i primi due istituti (giunta Cota). Gli accordi contro le eccessive variazioni dei tassi di interesse riguardavano un prestito obbligazionario trentennale di 1,85 miliardi di euro e interessavano Intesa Sanpaolo, Merril Lynch International e Dexia Crediop.
Il Tar ha dato ragione a Dexia – sulla lite collegata all’annullamento degli swap si pronuncerà in appello il giudice civile inglese – che a marzo scorso si era vista negare dalla direzione finanziaria della Regione la sua richiesta di accesso agli atti e alle delibere (inclusi «gli eventuali pareri legali») con cui l’ente aveva dato il via libera alla transazione con Intesa Sanpaolo. La Regione aveva motivato il diniego con il fatto che mancava la prova di un interesse diretto e chiaro e l’accordo fissava un obbligo di riservatezza reciproca tra le parti.
Secondo il Tar, l’accesso va garantito anche quando gli atti e le informazioni di pubblico interesse riguardino un contratto soggetto a disciplina sostanziale privatistica, poiché «sottrarli al pubblico dominio per tutelare la riservatezza commerciale di un operatore privato significa subordinare l’interesse pubblico a quello privato». Sull’esigenza di tutela della privacy di terzi, il Tar ha poi spiegato che «non costituisce ragione ostativa all’accesso la circostanza che la conoscenza dei documenti richiesti possa interferire con la tutela della riservatezza (commerciale e finanziaria, in questo caso) del terzo contraente, né che quest’ultimo abbia manifestato la propria opposizione all’accesso, dal momento che nel caso di specie l’accesso è stato esercitato dall’interessata al fine di “curare e difendere i propri interessi giuridici” nell’ambito dei giudizi tuttora pendenti».
Per quanto riguarda la “necessarietà” del diritto d’accesso invocata dall’ente pubblico, questa va «dimostrata su basi meramente presuntive, in relazione, cioè, all’utilità che la richiedente potrebbe presumibilmente ricavare dalla conoscenza dei documenti richiesti». In questo caso, l’ipotesi di Dexia che la transazione tra Regione e Intesa Sanpaolo contenga informazioni utili alla propria difesa. E, anche nel caso che questi atti comprendano le «reciproche concessioni» poste alla base dell’accordo, il loro contenuto non può ritenersi coperto da segreto professionale, poiché quest’ultimo tutela soltanto gli scritti difensivi e i pareri extra-procedimentali degli avvocati per salvaguardare la strategia processuale dell’ente pubblico.

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