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Diritti Tv, altra fumata nera tra i club I fondi valutano un ritocco all’offerta

I fondi provano a rilanciare su alcuni aspetti della loro offerta per la Serie A, mentre i club del massimo campionato italiano appaiono ancora in ordine sparso: non soltanto nella scelta dell’operatore cui affidare i diritti audiovisivi per il prossimo triennio – quindi fra le opzioni che vedono da una parte Dazn in partnership con Tim e dell’altra Sky – ma anche sull’accordo con i private equity, che è ormai motivo di profonda frattura.

In questo scenario, per certi versi surreale, dove non si riesce a trovare un’intesa, sul tavolo dei presidenti della Lega Serie A sarebbe pronta ad arrivare la settimana prossima la nuova offerta, aggiornata sotto alcuni aspetti, dei fondi di private equity Cvc, Advent e Fsi.

Difficile tuttavia che la nuova offerta si discosti dagli 1,7 miliardi di prezzo già fissati per il 10% della media company pensata per valorizzare il massimo campionato, a partire dalla commercializzazione dei diritti audiovisivi e perno del progetto che prevede l’entrata dei private equity nella Serie A.

Il valore resterà infatti lo stesso, mentre ci potrebbero essere alcuni miglioramenti, come richiesto da alcuni presidenti, su alcuni aspetti tecnici. Proprio i private equity hanno inviato ieri ai club, riuniti nel corso dell’assemblea assieme ai loro advisor Lazard e Gianni & Origoni, una lettera nella quale si dicono al lavoro per aggiornare la proposta tenendo in considerazione i temi dibattuti su governance, diritti di archivio e altro.

La lettera però, a quanto risulta al Sole 24 Ore, non fa riferimento esplicito a un miglioramento economico dell’offerta da 1,7 miliardi per il 10% della media company. Quindi potrebbe scontentare quei presidenti che, invece, speravano e sperano in un rilancio.

Di certo ormai lascia spazio a pochi dubbi la lettura di una Lega Serie A che spaccata, con la temperatura in rialzo stando alle voci che vorrebbero un gruppo di presidenti, capeggiato dal patron della Lazio Claudio Lotito, in procinto di accendere i toni fino a una possibile azione di responsabilità nei confronti del presidente della Lega Serie A, Paolo Dal Pino il quale, da parte sua, in varie occasioni ha ricordato che ha già proceduto a molteplici votazioni andate a vuoto.

Certo è che ormai risulta abbastanza chiaro che solo un accordo definitivo sul tema fondi può fare da lasciapassare allo sblocco della questione diritti tv. Non a caso anche ieri le offerte di Dazn (840 milioni annui per trasmettere 7 gare in esclusiva e 3 in co-esclusiva) e di Sky (750 milioni quella in cui prevarrebbe su Dazn) sono state messe ai voti con un nulla di fatto. L’offerta di Dazn ha raccolto 11 voti favorevoli (Atalanta, Cagliari, Fiorentina, Hellas Verona, Inter, Juventus, Lazio, Milan, Napoli, Parma e Udinese), non sufficienti per il via libera (ne servono 14 a favore), mentre gli altri 9 club (Benevento, Bologna, Crotone, Genoa, Roma, Sampdoria, Sassuolo, Spezia e Torino) si sono astenuti, confermando quanto già emerso la scorsa settimana.

Intanto la deadline per le offerte dei due operatori si avvicina: il 29 marzo. E con questa si riduce anche il margine di manovra delle società che, visti gli stati dei propri bilanci, possono arrivare fino a un certo punto senza decidere. Durante l’assemblea di ieri, infine, i club, all’unanimità, hanno dato il mandato all’ad Luigi De Siervo «per avviare una fase di trattative private per i diritti audiovisivi nell’area Medio Oriente e Nord Africa».

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