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I diritti a gestione collettiva

Con la legge di attuazione del dl fiscale (172/2017) via definitivo alla modifica dell’art. 180 della legge sul diritto d’autore (vigente da 75 anni). Ma resta invariata l’intestazione del relativo titolo V: «Enti di diritto pubblico per la protezione e l’esercizio dei diritti d’autore».

La modifica prevede che la gestione dei diritti di rappresentazione, di esecuzione, di recitazione, di radiodiffusione e di riproduzione meccanica e cinematografica di opere letterarie, teatrali e musicali può essere esercitata oltre che dalla Siae anche dagli altri organismi di gestione collettiva, di cui al decreto legislativo 35/2017.

Cioè da soggetti che gestiscono i diritti in forma collettiva, e che sono o detenuti o controllati dai propri membri e/o non perseguono fini di lucro e che, stando alla collocazione della norma, dovrebbero essere tutti enti di diritto pubblico, ancorché tale qualità non sia assolutamente richiesta dalla direttiva 26/2014 e dal decreto di recepimento, il 35/2017.

Il pacchetto dei diritti oggetto dell’esclusiva, ora riservata congiuntamente alla Siae e agli altri organismi di gestione collettiva, non tiene conto delle più moderne forme di utilizzazione e si limita a taluni generi di opere più tradizionali. Ciò non di meno si tratta di una buona fetta del mercato dell’intrattenimento e della raccolta dei diritti d’autore.

La modifica, così come realizzata, secondo quanto ha segnalato al parlamento il 24 novembre scorso l’Agcm, «determina una rilevante restrizione concorrenziale in quanto limita la prestazione di questa tipologia di servizi a un’unica categoria di soggetti, vale a dire agli organismi di gestione collettiva» e «si pone in contrasto con la più volte auspicata piena apertura alla concorrenza dell’attività di intermediazione del diritto d’autore». Gli organismi di gestione collettiva attualmente esistenti e operanti sono le società europee, consorelle della Siae, legate a quest’ultima da rapporti di rappresentanza, il che rende improbabile l’effettiva apertura alla concorrenza, perdurando così di fatto il monopolio della Siae.

Diversamente ove si fosse consentito anche alle entità di gestione indipendenti, già attive nella raccolta dei diritti, di entrare nel mercato, si sarebbe aperta una reale competizione.

Bisogna anche osservare che la Siae mantiene le proprie prerogative di esclusivista nella raccolta dei compensi di legge (equo compenso cinema, copia privata, equo compenso per le radiodiffusioni nei pubblici esercizi, diritto di seguito sulle rivendite pubbliche delle opere d’arte, diritti di reprografia, cioè la fotocopia di opere pubblicate per le stampe, eventuali compensi per radiodiffusioni via cavo), e nell’attività di vidimazione dei supporti (il noto bollino), compensi e incassi di grande rilievo, che assicureranno all’ente, anche in futuro, una posizione di privilegio nei confronti di eventuali altri organismi di gestione collettiva concorrenti.

In sostanza una liberalizzazione con tanti punti interrogativi, che pone i concorrenti della Siae in una posizione di svantaggio. Svantaggio evidente anche nelle norme sulle difese e sanzioni giudiziarie, ove, alla fine, come probabile, non si riconoscesse la qualificazione di ente pubblico ai concorrenti della Siae, che sarebbero penalizzati nell’esercizio delle azioni a difesa delle violazioni dei diritti loro conferiti in gestione dagli aventi diritto, non potendosi loro applicare i vantaggi e le prerogative di cui all’art. 164 della Lda.

In Europa, Bulgaria, Croazia, Finlandia, Grecia, Irlanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna e Ungheria, secondo quanto riferisce l’Agcm, hanno attuato un sistema di piena concorrenza.

Il che dimostra che è possibile la buona gestione collettiva dei diritti d’autore in un mercato senza monopoli e oligopoli.

Laura Chimienti

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