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Diritti connessi, nuova sfida legale

di Antonio Ranalli 

La nuova sfida per artisti, interpreti ed esecutori si gioca sul campo dei diritti connessi.

In questi giorni gli studi legali sono alle prese con centinaia di richieste da parte dei propri assistiti, che chiedono lumi su come affrontare, attraverso proprie associazioni, il recupero dei diritti connessi.

Infatti, nel recente decreto per le liberalizzazioni del Governo Monti, all'articolo 39, punto 3 viene affrontato il tema dei diritti attualmente gestiti dall'Istituto mutualistico per la tutela dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori (Nuovo Imaie) che ad oggi ha sollevato numerose polemiche da parte dei diretti interessati.

Nel decreto si precisa che «è libera, in qualunque forma attuata», l'attività di amministrazione e di intermediazione dei diritti connessi al diritto d'autore. «Al fine di favorire la creazione di nuove imprese», si legge nel dl, «nel settore della tutela dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori, mediante lo sviluppo del pluralismo competitivo e consentendo maggiori economicità di gestione nonché l'effettiva partecipazione e controllo da parte dei titolari dei diritti, l'attività di amministrazione e intermediazione dei diritti connessi al diritto d'autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n.633, in qualunque forma attuata è libera».

L'individuazione dei requisiti minimi «necessari ad un razionale e corretto sviluppo del mercato degli intermediari di tali diritti connessi» è affidata a un decreto del presidente del consiglio dei ministri da emanarsi entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge e «previo parere dell'autorità Garante per la concorrenza e del mercato».

Il decreto lascia invece intatte le funzioni della Siae.

Infatti, il diritto connesso, che non va confuso con il diritto d'autore, è dovuto all'artista, cioè a chi interpreta o dà il proprio contributo artistico alla realizzazione di una determinata registrazione di un'opera musicale o audiovisiva (non a chi l'ha scritta o ideata) ed è riconosciuto e tutelato dalla legge italiana sul diritto d'autore (Legge 633/1941), dalle Convenzioni Internazionali e dalle Direttive dell'Unione Europea. I diritti connessi sono dovuti principalmente nelle forme di utilizzazione di registrazioni musicali e di opere audiovisive, che vanno dalla diffusione a mezzo radio e Tv, attraverso nuove tecnologie e anche in luoghi pubblici. In Italia l'industria culturale muove miliardi di euro.

I diritti connessi valgono ogni anno oltre 60 milioni di euro e gli artisti, interpreti ed esecutori, nel nostro paese, sono oltre 70 mila.

«Il decreto Monti sconfessa in via definitiva le tesi sulla gestione pubblicistica e monopolistica dell'Imaie», spiega Gianluigi Chiodaroli, presidente di Itsright, società che gestisce i diritti di numerosi artisti musicali, «L'Italia si allinea così a modelli consolidati a livello internazionale, dove il mercato è fondato su regole di efficienza e dinamismo e la concorrenza tra più operatori stimola lo sviluppo del mercato.

Ciò produce, a vantaggio di tutti, una migliore qualità dei servizi e una diminuzione dei relativi costi».

La notizia ha sollevato consensi unanimi da parte dei diretti interessati. «Finalmente anche gli artisti», ha spiegato Claudia Mori, «potranno scegliere liberamente e in piena autonomia a quale struttura affidare la gestione dei propri compensi. Una conquista di libertà e giustizia che invita tutti, artisti e produttori, a una aumentata responsabilità per garantire che i ricavi della musica, e non solo, siano efficacemente raccolti e soprattutto equamente distribuiti. A vantaggio di tutti, non rinunciando a essere sempre vigili».

Con il Decreto Monti, insomma, pare chiudersi definitivamente la vicenda del «monopolio di fatto» di Imaie, creato negli anni '70 su iniziativa dei sindacati di categoria, che ha amministrato fino al 2009 i diritti degli artisti del cinema e della musica. Nel corso degli anni l'ente è stato criticato e considerato «inadeguato» nello svolgere il proprio ruolo a tutela degli artisti: una vicenda culminata con l'estinzione dell'Ente nel 2010.

Nelle casse dell'Imaie si sono accumulati oltre 130 milioni di euro, incassati dall'ente e non ridistribuiti agli oltre 70 mila artisti aventi diritto. Nonostante l'evidenza di una gestione fallimentare l'Ente, nel 2010, è stato ricostituito con il nome di Nuovo Imaie». La nuova struttura, però, è stata ritenuta dagli artisti «una replica della precedente», visto presenta lo stesso management, lo stesso «modello pubblicistico» e le stesse problematiche, tanto che ancora oggi la maggioranza degli artisti attende di incassare i propri compensi.

Dopo anni di proteste da parte degli artisti oggi questa vicenda intricata, figlia di un quadro normativo incerto, trova un'efficace soluzione nel Decreto Monti. La necessità di modernizzare il sistema di rappresentanza degli artisti trova espressione nel segno della liberalizzazione del mercato che consente così ad altre strutture di collecting e associazioni presenti nel settore di operare in piena libertà.

Di recente anche gli artisti del cinema si sono organizzati nell'associazione Artisti 7607, che vede l'adesione, tra gli altri, di Claudio Santamaria, Franca Valeri, Elio Germano, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio e Isabella Ragonese, solo per citarne alcuni. «La normativa con cui è nato il nuovo Imaie», spiega il presidente di Artisti 7607, Cinzia Mascoli, “non dice che noi non possiamo esistere, il monopolio non c'è, per quanto nelle regole ci siano delle ombre. All'estero ci sono decine di società che raccolgono i diritti commessi e in Italia lo sta già facendo autonomamente per la musica Itsright».

Per l'avvocato Matilde Cascone dello studio Cau di Roma «il libero mercato garantisce un'amministrazione più efficiente dei compensi, regole di maggior trasparenza nella gestione dei diritti e individuazione di criteri oggettivi – e soprattutto scelti dagli stessi interessati – per le ripartizioni. Del resto la possibilità di creare una struttura autonoma è confermata innanzitutto dalla nostra stessa Costituzione».

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