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Dirigenti, maxi-ricorso alla Ue

Il caso dirigenti dell’agenzia delle Entrate sbarca in commissione Ue con il rischio di una condanna al risarcimento fino a 70 milioni di euro. E mentre la querelle sui “decaduti” varca i confini nazionali, la direttrice delle Entrate ha lanciato ieri un nuovo grido di allarme: «Dalla contrattazione è scomparso il comparto delle Agenzie fiscali e questo determina la morte delle Agenzie». Ma procediamo con ordine.
Sui tavoli dei commissari Ue sono in arrivo circa 400 denunce contro lo Stato italiano presentate da ex funzionari a cui erano stati assegnati incarichi dirigenziali senza concorso: una procedura poi “legalizzata” con una norma contenuta nel Dl 16/2012 e nelle successive modifiche, che è stata travolta dal giudizio di incostituzionalità della Consulta dello scorso marzo (sentenza 37/2015). Ora però, attraverso un’iniziativa promossa dal sindacato Unadis, gli ex dirigenti incaricati (decaduti immediatamente dopo la pubblicazione della sentenza di incostituzionalità sulla «Gazzetta Ufficiale») chiedono la stabilizzazione del loro rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
Una mossa, ad avviso dei diretti interessati, sia per rivendicare i propri diritti sia per difendere una professionalità che poggia sui titoli di studio conseguiti e sull’esperienza maturata negli anni sul campo, spesso in incarichi di responsabilità sia sul fronte accertamento sia su quello dei servizi ai contribuenti. Il nucleo principale delle denunce presentate attraverso lo studio legale Galleano poggia sulla cosiddetta “sentenza Mascolo” con cui la Corte di giustizia Ue circa un anno fa ha condannato l’Italia per un abuso dei contratti precari nel comparto della scuola. In sostanza, i giudici del Lussemburgo, pur riconoscendo il ricorso al tempo determinato nel pubblico in attesa della conclusione di una procedura di concorso, un impiego permanente e durevole si pone in contrasto con l’accordo quadro comunitario sul lavoro a termine secondo cui, comunque, il tempo indeterminato è riconosciuto come la forma “comune” dei rapporti di lavoro.
Oltre alla stabilizzazione, gli ex dirigenti incaricati chiedono anche i danni. Quanto? La richiesta di partenza è di 20 mensilità dirigenziali, cioè circa 70mila euro pro capite. A questo si potrebbe aggiungere anche la perdita di chance che, in caso di riconoscimento, farebbe lievitare la cifra a 150mila euro ciascuno. Moltiplicato per 400 ricorrenti sarebbero 60 milioni di euro, con la possibilità di arrivare anche a 70 milioni a carico dello Stato italiano in caso di un’eventuale sanzione che dovesse essere comminata dalla Commissione europea.
Non mancano le fibrillazioni all’interno dell’Agenzia. Resta irrisolto il caso dei circa 700 funzionari vincitori di concorso retrocessi dalla terza alla seconda area per un vizio formale rilevato dal Tar e per i quali neanche in conversione del decreto voluntary disclosure verrà trovata una soluzione normativa. Così come continuano gli addii eccellenti. Dopo quelli dell’area Accertamento, anche la responsabile dell’ufficio ruling (tanto per intenderci, quella deputata a gestire anche le richieste sul patent box) ha lasciato l’incarico per iniziare una nuova vita professionale in uno studio di privato.
A rimarcare l’importanza del personale per il futuro della stessa agenzia delle Entrate è stata ieri la direttrice, Rossella Orlandi, che ha rivendicato le condizioni di difficoltà in cui la struttura ha lavorato negli ultimi mesi, dopo che 767 dirigenti sono stati dichiarati decaduti: «È un’esperienza sociologica che sia rimasta in piedi. È rimasta in piedi solo per la dignità delle persone che vi lavorano». E sulla visita del Fondo monetario internazionale Orlandi ha ricordato che questo è stato chiamato per un confronto con il sistema fiscale italiano, una sorta di radiografia sulla falsariga di quanto già fatto nel 2015 dall’Ocse su 57 sistemi tributari di altri Paesi.
Intanto ieri il Comitato di gestione dell’agenzia delle Entrate ha deliberato il cambio al vertice proprio della direzione centrale del Personale: Margherita Maria Calabrò prende il posto di Girolamo Pastorello, che dal prossimo 1° novembre 2015 lascerà l’amministrazione. Il Comitato ha inoltre assegnato a Giuseppe Buono la guida della direzione centrale Tecnologie e innovazione, la nuova struttura che ha il compito di presidiare il sistema informativo, gestire le banche dati e le infrastrutture, compresa la sicurezza informatica.

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