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Dimissioni sempre da certificare

Tra le novità introdotte dalla riforma Fornero, c’è anche la procedura da seguire per le dimissioni. L’efficacia di quest’ultime, presentate dai lavoratori dipendenti a partire dal 18 luglio 2012, sarà sospesa fino a quando le stesse non saranno convalidate.
Nel periodo compreso tra la cessazione formale del rapporto e la convalida ci sarà, quindi, un periodo neutro durante il quale sarà possibile il ripensamento da parte del lavoratore e quindi la revoca delle dimissioni stesse. La procedura è articolata e la norma lascia alcuni margini di incertezza che si spera vengano chiariti prima possibile (sono attese delle circolari da parte del ministero del Lavoro), dato che mancano pochi giorni all’entrata in vigore delle nuove regole.
Come convalidare
La convalida, che è obbligatoria anche in caso di risoluzione consensuale, potrà essere effettuata seguendo due percorsi.
Il primo prevede che la pratica venga conclusa presso la Direzione territoriale del lavoro (ex Dpl, ora Dtl) o presso il Centro provinciale per l’impiego. Le modalità devono, però, ancora essere definite. Sarebbe auspicabile l’attivazione di una procedura e l’adozione di una modulistica uniforme su tutto il territorio nazionale, valida sia per la Dtl, sia per il Centro provinciale per l’impiego e per le altre sedi che potranno essere individuate dalla contrattazione collettiva.
In alternativa, si può apporre una dichiarazione specifica di conferma delle dimissioni in calce alla ricevuta di trasmissione della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro che i datori di lavoro sono tenuti a inviare al Centro provinciale per l’impiego, entro cinque giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Salvo che non vengano fatte ulteriori precisazione da parte dei Ccnl o da parte del Ministero, il testo della dichiarazione dovrebbe essere semplice e libera nella forma.
I tempi della procedura e gli adempimenti sono indicati dall’articolo 3 della legge 92/2012, commi da 17 a 23. Il primo passaggio è costituito dalla comunicazione delle dimissioni da parte del lavoratore, oppure dalla sottoscrizione dell’accordo di risoluzione consensuale. Nel primo caso, nel rispetto dei termini di preavviso previsti dal contratto, nel secondo sulla base degli accordi stipulati.
Invito da parte del datore
Il datore di lavoro, ricevuta la comunicazione di dimissione da parte del lavoratore, o, in alternativa sottoscritto l’accordo di risoluzione consensuale, invita il lavoratore stesso ad attivarsi per la convalida, recandosi presso la Dpl, il Centro provinciale per l’impiego o chiedendogli di sottoscrivere la conferma delle dimissioni. Nel comma 22 dell’articolo 4 viene precisato che l’invito deve essere trasmesso entro 30 giorni dalla data delle dimissioni o della risoluzione consensuale. In caso contrario, le dimissioni sono prive di effetto e il rapporto resta in essere. I trenta giorni decorrono, quindi, dal momento in cui il datore di lavoro riceve la comunicazione, trattandosi di un atto recettizio.
Considerato, poi, che nel comma 20 viene stabilito che all’invito deve essere allegata la copia della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro inviata al Centro provinciale per l’impiego, e considerato che in ogni caso la sottoscrizione della ricevuta stessa è in assoluto la procedura più semplice, il datore di lavoro potrebbe essere obbligato ad anticipare i tempi della comunicazione di cessazione del rapporto.
Dovrà cioè inviarla prima che il rapporto stesso sia cessato in tutti i casi in cui alla comunicazione delle dimissioni non fa seguito l’interruzione immediata del rapporto, ma il lavoratore continua a lavorare durante il periodo di preavviso. Anche se questa modalità di comunicazione non è usuale, il sistema informatico del ministero del Lavoro accetta la comunicazione di cessazione anche se trasmessa in data antecedente rispetto a quella di chiusura definitiva.
La richiesta del datore di lavoro deve essere consegnata a mano oppure fatta recapitare al domicilio del lavoratore indicato nel contratto di lavoro o ad altro domicilio formalmente comunicato dalla lavoratrice o dal lavoratore al datore di lavoro
La scelta
Il lavoratore, nei sette giorni successivi alla recezione della comunicazione, ha a disposizione tre opzioni.
Può aderire all’invito del datore di lavoro e quindi recarsi presso la Direzione territoriale del lavoro, il Centro provinciale per l’impiego, oppure sottoscrivere la ricevuta della comunicazione. In tal caso viene meno l’effetto sospensivo delle dimissioni, che quindi decorrono dalla data stabilita precedentemente. Sarebbe opportuno che il Ministero o gli stessi Ccnl chiariscano con quali modalità il lavoratore dovrà documentare la avvenuta convalida presso la Dtl o presso il Cpi, oppure riconsegnare la ricevuta sottoscritta.
In alternativa, il lavoratore può non aderire all’invito del datore di lavoro. Anche in questo caso, decorsi i sette giorni, viene meno l’effetto sospensivo delle dimissioni e il rapporto si considera risolto alla data stabilita.
Altra opzione è la revoca delle dimissioni. La revoca, stabilisce la norma, può avvenire in «forma scritta» lasciando intendere che potrebbe essere comunicata anche in altra modalità, ma non precisa quali. Anche in questo caso sarebbero opportuni degli interventi da parte dei Ccnl o del Ministero. In questo caso, comunque, il rapporto riprende a tutti gli effetti a partire dal giorno successivo alla revoca.
La norma giustamente precisa che se nel periodo compreso tra il recesso e la revoca delle dimissioni non c’è stata prestazione lavorativa, il lavoratore non matura alcun diritto retributivo. Inoltre, la revoca delle dimissioni fa venire meno tutti gli accordi che in genere vengono sottoscritti soprattutto in relazione alla risoluzione consensuale del rapporto, con la conseguente restituzione di tutto quanto percepito in forza degli stessi accordi .

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