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Dimezzati i tempi per i ricorsi

di Stefano Manzelli 

Dimezzati i termini per proporre ricorso al giudice di pace contro le multe stradali che seguiranno lo schema processuale del rito del lavoro. Si profilano però nuove ipotesi di annullamento delle infrazioni quando la pubblica amministrazione omette di depositare copia degli atti di accertamento prima della data dell'udienza. Sono queste alcune delle conseguenze derivanti dalla definitiva approvazione parte del consiglio dei ministri del 1° settembre 2011 dello schema di decreto legislativo recante disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell'art. 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69 (si veda ItaliaOggi del 2/9/2011). L'importante provvedimento, in corso di pubblicazione, razionalizza la normativa speciale in materia civile riconducendo i riti ai tre principali modelli procedimentali ovvero il rito del lavoro, quello sommario e quello ordinario. In realtà la riforma non modificherà sostanzialmente il rito stradale che di fatto è già molto assimilato a quello speciale del lavoro e particolarmente semplificato. Ma non mancano le novità formali degne di essere considerate. Innanzitutto la novella sgombera il campo dagli intrecci troppo complessi tra la legge 689/1981 e il codice stradale. Almeno per quanto riguarda lo schema processuale di riferimento. Con l'entrata in vigore del dlgs, infatti, si chiarirà definitivamente che la procedura di opposizione all'ordinanza ingiunzione (sia stradale che non stradale), troverà compiuta disciplina nel nuovo articolo 6 del decreto legislativo e non più negli artt. 22 e seguenti della legge 689/1981. Diversamente, per quanto riguarda il ricorso in sede giurisdizionale contro una multa stradale il nuovo articolo 204-bis del codice della strada rinvierà all'articolato previsto dall'art. 7 del dlgs in corso di pubblicazione. Come specificato anche nella relazione illustrativa, si è reso necessario evitare dubbi interpretativi di sorta e per questo le due procedure, per quanto simili, sono state differenziate e specificate. Per quanto riguarda innanzitutto il ricorso contro le multe al giudice di pace non sono poi così tante le modifiche. A parte il dimezzamento dei termini per proporre censure che scenderanno a 30 giorni. Per il resto, eccetto il richiamo al rito del lavoro, «ove non diversamente stabilito», una delle novità favorevoli alla linea difensiva è riscontrabile nel nono comma del nuovo art. 7 del dlgs. Se l'opponente o il suo difensore non si presentano all'udienza senza giustificati motivi il giudice convaliderà la multa «salvo che la illegittimità del provvedimento risulti dalla documentazione allegata dall'opponente, ovvero l'autorità che ha emesso il provvedimento impugnato abbia omesso il deposito dei documenti». In buona sostanza si apre la possibilità di ottenere vittoria anche solo sulla base della negligenza della pubblica amministrazione che non ha depositato gli atti oppure se la vicenda è palesemente a favore del trasgressore. Letteralmente questa opzione sembra potersi esercitare solo se la pa non si presenta ma sul punto sono già sorti dubbi interpretativi. Novità anche sul fronte della sospensione dell'efficacia del provvedimento impugnato. Dopo la stretta introdotta con la legge 120/2010 nell'agosto scorso le cose si complicano ulteriormente e il rinvio all'art. 5 del dlgs evidenzia l'intenzione del legislatore per una maggior severità nella concessione del beneficio. Sul fronte del ricorso al prefetto, esperite inutilmente (entro 60 giorni) censure contro una sanzione stradale, il trasgressore manterrà sempre la possibilità di presentarsi al giudice per contestare la decisione del prefetto. Con la novella anche questo rito, individuato dall'art. 205 cds, verrà semplificato e rielaborato, con esplicito rinvio al nuovo articolo 6 del decreto legislativo specificamente dedicato alle opposizioni contro tutte le ordinanze ingiunzione. Ma in questo caso la riforma non tratta solo di multe stradali, ma di qualsiasi infrazione amministrativa disciplinata dalla legge di depenalizzazione che ormai da 30 anni continua a rappresentare un riferimento importante nell'attività di polizia.

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