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Dimezzati i ricorsi sulle multe

di Giovanni Negri

Il calo dell'arretrato civile, sull'entità del quale si è esercitata una parte delle polemiche in questi giorni di apertura dell'anno giudiziario, è in larga parte dovuto alla flessione registrata negli uffici dei giudici di pace. Una flessione pari al 10% dei fascicoli pendenti, mentre nei tribunali il calo è stato più contenuto (-2%), e rimane invece immutata la tendenza di crescita davanti alle Corti d'appello (+2%). Percentuali che, per il ministero, portano a una riduzione complessiva del 3,8% dei fascicoli giacenti che sono 5.602.616 al 30 giugno 2010 rispetto al valore rilevato a fine 2009, pari a 5.826.440, con un taglio assoluto di 223.824 procedimenti.

Un effetto diretto dell'introduzione del contributo unificato di 30 euro che dal 1° gennaio 2010 ha provocato un drastico calo delle opposizioni alle sanzioni amministrative. Mettendo a confronto i dati del primo semestre 2009 con quelli dei primi sei mesi del 2010 la riduzione è stata del 52% con punte elevatissime (a Napoli per esempio i ricorsi contro le multe sono precipitati nella misura dell'80%, a Roma del 40%, a Milano del 63%).

Ad attenuare, ma solo in parte il beneficio in termini di carichi di lavoro per i giudici di pace, c'è stata un'altra disposizione recente di cui adesso è possibile avere una valutazione d'impatto. Dall'estate 2009, infatti, la legge che ha modificato il codice di procedura civile ha elevato la competenza dei giudici di pace sulle cause relative a beni mobili, raddoppiandola da 2.582 a 5.000 euro e, per quanto riguarda le controversie da incidente stradale innalzandola da 15.000 euro a 20.000, e ha introdotto la materia previdenziale. Queste misure hanno determinato, osserva la relazione al Parlamento del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, «un aumento delle iscrizioni in valore assoluto, che passano da 1.672.742 del 2006 a 1.948.083 del 2009».

In altre parole, l'aumento delle competenze dei giudici di pace ha come effetto l'aumento delle iscrizioni provenienti dai tribunali che va a erodere ma non ad annullare i benefici del crollo delle opposizioni alle multe, provando anche a redistribuire i carichi di lavoro tra i vari uffici.

Sul versante dei fallimenti, la riforma delle procedure concorsuali varata nel 2006 ha determinato una riduzione dei fascicoli iscritti in tribunale, passati dai 12.279 del 2005 ai 6.126 del 2007 con un effetto di pratico dimezzamento. Un crollo poi ridimensionato a causa della crisi economica che ha condotto a un nuovo aumento delle iscrizioni che nei soli primi 6 mesi sono state 5.525. Si conferma però, nella materia, l'eccellente capacità di smaltimento degli uffici giudiziari, visto che il numero delle definizioni è parecchio più elevato delle iscrizioni con variazioni del 220% nel 2007, del 180% nel 2008 e 130% nel 2009. Scendono di conseguenza le pendenze che passano da poco più di 96.000 nel 2007 alle 87.000 del 2009.

L'ormai tradizionale "ventre molle" del sistema coincide, un po' paradossalmente, con la legge Pinto, con le norme cioè che permettono un risarcimento per l'eccessiva durata dei giudizi. Con effetti, ancora più paradossali, di "Pinto per la Pinto" di richieste avanzate dai cittadini per ottenere le somme già stanziate dalle Corti d'appello. Una situazione, quest'ultima, che ha condotto poche settimane fa a una raffica di condanne seriali da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo. La relazione sottolinea che una buona parte del contenzioso Pinto è costituita da ricorsi per ritardi maturati nel corso di procedimenti amministrativi. Con effetti che, però, si scaricano sulle Corti d'appello: tanto da far ritenere opportuna una modifica normativa che affidi alla giurisdizione amministrativa la competenza sui propri ritardi.

Il quadro che emerge vede un debito Pinto complessivo per il 2010 attestato a quota 95 milioni. Tanto servirebbe infatti per saldare anche l'arretrato. Ma al ministero della Giustizia sono stati trasferiti e resi disponibili solo dal luglio 2010 circa 16 milioni e mezzo con un conseguente incremento delle azioni esecutive nei confronti del ministero dell'Economia e il pignoramento di «capitoli di competenza della Direzione centrale del lotto e delle lotterie». In termini di pendenze poi, è la Corte d'appello di Roma a detenere il record di fascicoli (22.528) giacenti pari a quasi il 50% dell'intero contenzioso sull'equa riparazione.

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