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Dimezzati gli utili Bundesbank

di Alessandro Merli

Riflettori puntati al consiglio della Banca centrale europea di oggi sul dibattito interno sui rischi che l'istituto di Francoforte sta assumendo per fornire abbondante liquidità alle banche. Rischi giustificati dalla necessità di evitare una brutale stretta creditizia nell'Eurozona, e in ogni caso gestiti con criteri severi, secondo il presidente della Bce, Mario Draghi. Rischi eccessivi a causa dell'allentamento delle regole sul collaterale che le banche possono presentare alla Bce stessa in cambio dei prestiti, secondo il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che ha sollevato il problema in una lettera a Draghi, poi fatta filtrare alla stampa tedesca. La quale oggi si chiede se il capo della Buba non si stia trovando nello stesso isolamento che toccò al suo predecessore Axel Weber e al membro tedesco del consiglio Jürgen Stark, entrambi alla fine dimissionari.
Difficilmente le argomentazioni di Weidmann faranno breccia nella maggioranza del consiglio. Nel frattempo però il banchiere centrale tedesco potrebbe esser riuscito nel suo intento di presentarsi, anche agli occhi dell'opinione pubblica nazionale, molto sensibile a ogni indicazione che il portafoglio del contribuente tedesco sia chiamato a far fronte ai problemi dell'Eurozona, come il difensore della stabilità monetaria, nella tradizione della Bundesbank. Il quotidiano economico Handelsblatt ieri lo descriveva così, a fronte del "pragmatismo anglosassone" di Draghi. Dalla Bundesbank è stato fatto filtrare anche che gli utili 2011 saranno probabilmente dimezzati a circa un miliardo di euro, rispetto all'anno precedente, proprio a causa degli accantonamenti necessari per i maggiori rischi assunti.
Nella sostanza, i problemi sollevati da Weidmann nella lettera a Draghi sono due. Sul collaterale e i rischi connessi per il bilancio della Bce (che, con le due operazioni di finanziamento a tre anni delle banche, si è dilatato a 3mila miliardi di euro), si tratta probabilmente di una questione che potrebbe essere smentita dai numeri: i nuovi criteri (applicati solo in 7 Paesi, fra cui l'Italia) probabilmente non hanno determinato una parte preponderante delle richieste di fondi delle banche (530 miliardi di euro nella seconda operazione triennale). E comunque il rischio spetta alle banche centrali nazionali, che hanno autorizzato il nuovo collaterale. Sull'altra questione, del sistema di pagamenti transnazionali Target2, attraverso il quale la Bce di fatto intermedia gli squilibri di parte corrente dei Paesi dell'Eurozona ora che questo non avviene più attraverso i canali privati, data la paralisi dell'interbancario, è vero che la Bundesbank ha 500 miliardi di euro di crediti verso la Bce, ma è vero anche che solo un collasso dell'Eurozona farebbe materializzare il rischio di perdite. La richiesta del presidente della Bundesbank che a questi crediti corrisponda la fornitura di collaterale da parte delle altre banche centrali significherebbe andar contro il principio stesso dell'Unione monetaria.
Innegabile comunque che si siano determinate delle frizioni, dovute anche alla pubblicazione della lettera di Weidmann. Cui ha risposto tra l'altro, sempre a mezzo stampa, il presidente della Banque de France, Christian Noyer.
Per una volta, passa in secondo piano la decisione sui tassi d'interesse, che resteranno all'1%: non è neppure da escludere, come disse Draghi il mese scorso, che la questione non venga nemmeno discussa. Qualche economista di mercato ritiene ancora che un ulteriore ribasso possa essere deciso nei prossimi mesi se l'economia dovesse continuare a rallentare, ma molti pensano che il punto più debole dell'attività sia stato toccato fra lo scorso trimestre e quello in corso. La Bce presenterà oggi le sue nuove previsioni, che probabilmente verranno ritoccate leggermente al ribasso, dall'attuale 0,3% per il 2012 allo zero o anche qualcosa di meno, mentre l'effetto petrolio potrebbe frenare la discesa dell'inflazione che la Bce attende per la seconda metà dell'anno.

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