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«Dimezzare gli oneri per le Pmi»

Qualche misura è già andata in porto, molte altre vanno messe a regime o proposte nella prossima legislatura: la prima Relazione annuale del garante per le Pmi, appena inviata al presidente del Consiglio, descrive un cantiere più che mai aperto e individua gli aspetti sui quali fare subito un salto di qualità.
Le semplificazioni
“Mister Pmi”, Giuseppe Tripoli, ha elaborato la relazione, circa 80 pagine, anche sulla base delle consultazioni avute nell’ultimo anno con le associazioni imprenditoriali riunite nel Tavolo permanente per le piccole e medie imprese. Emerge subito un dato: la programmazione 2014-2020 dei fondi comunitari potrebbe legare l’utilizzo delle risorse al rispetto di alcune condizionalità, tra le quali l’attuazione dello Small business act (la comunicazione europea sulle piccole e medie imprese), la riduzione dei costi di costituzione di un’impresa a 100 euro e la garanzia di contenere in tre mesi il tempo necessario per ottenere licenze e permessi.
Il documento, frutto di incontri svolti in sede europea, con le Regioni e le sedi territoriali delle organizzazioni di impresa, ricorda che gli oneri amministrativi per le imprese ammontano a oltre 26 miliardi di euro e «anche solo dimezzarli avrebbe un impatto sulla crescita del Pil». Il contrasto agli eccessi burocratici resta del resto la prima emergenza. Tripoli, che è anche capo del dipartimento Impresa e internazionalizzazione del ministero dello Sviluppo, propone “procedure standard” per promuovere le migliori pratiche presenti sul territorio e la detraibilità per le imprese delle spese sostenute per l’adeguamento a nuove normative che introducono nuovi oneri burocratici. In sede europea, invece, «sarebbe utile che le direttive prevedano l’obbligo che il loro recepimento contenga la quantificazione degli oneri introdotti a carico delle imprese». Inevitabile un riferimento al processo attuativo troppo lungo, che fino ad oggi, ad esempio, ha bloccato il Fondo crescita sostenibile che riordina gli incentivi o il credito di imposta per l’assunzione di personale qualificato, mentre solo ora si avvicina al traguardo il Dpcm con il “tariffario” dei costi per gli oneri amministrativi.
La crescita
Il garante ricorda come le Pmi abbiano fin qui pagato il prezzo più salato della crisi. «Per loro occorrono risposte diverse. Le medie imprese sono più attrezzate per investimenti e internazionalizzazione, poi c’è il gruppo delle piccole che ha le potenzialità per crescere all’estero, infine ci sono le micro e quelle legate esclusivamente al mercato domestico per le quali dobbiamo rimettere in moto la domanda interna». Troppe imprese, dice Tripoli, «non chiudono solo per “mancanza di soldi”, perché sarebbero impossibilitate a liquidare banche e fornitori», e sono troppi «i pezzi delle nostre filiere produttive a rischio dissolvimento». Di qui un’agenda fitta di proposte per invertire la rotta. Hanno funzionato le reti d’impresa, ma bisogna «estendere la durata del regime fiscale agevolato e innalzare il limite massimo della quota di utili accantonabili a 2 milioni di euro». La patrimonializzazione aziendale può essere facilitata da «misure che prevedono la rivalutazione agevolata degli immobili industriali e degli asset immateriali». Occorrono interventi più coraggiosi per promuovere l’internazionalizzazione, partendo da incentivi fiscali per le micro e Pmi che utilizzano il canale online per vendere all’estero. In tema di investimenti, si rilancia la legge Sabatini per l’acquisto o il leasing di nuove macchine utensili e di produzione, utilizzando le risorse del Fondo rotativo imprese della Cassa depositi e prestiti.
Il lavoro congiunto con le associazioni di impresa rimette poi in primo piano il credito d’imposta strutturale per gli investimenti in ricerca, che «con uno stanziamento di circa 700 milioni annui consentirebbe di agevolare circa 10mila imprese». Sul fisco, Tripoli sposa la richiesta di ridurre il peso di Irap e cuneo contribuivo e, per ridurre il costo dell’energia, ipotizza una fiscalità di vantaggio per le aggregazioni di impresa con consumi elevati. Deludente, sottolinea il Garante, il bilancio del meccanismo di certificazione dei crediti delle imprese verso la Pa; una soluzione può essere rivedere le regole del Patto di stabilità e finanziare «il pagamento dei debiti con l’emissione di titoli di Stato».
Le misure adottate
Vengono passate in rassegna 71 misure adottate dal governo tecnico che risultano coerenti con i dieci principi dello Small business act. Dalle liberalizzazioni alle semplificazioni alle startup, si tratta di interventi che in misura più o meno preponderante hanno riflessi sulle piccole imprese. Non mancano i rilievi degli “stakeholder” interpellati, ad esempio sulla deregulation degli orari di apertura dei negozi o sull’estensione dell’obbligo di utilizzo della moneta elettronica e della posta certificata. Tra gli elementi positivi, la Relazione cita i vantaggi procedurali delle nuove norme sul concordato preventivo (170 istanza a Milano e 112 a Roma tra settembre e dicembre 2012) e i Tribunali delle imprese, che dovrebbero consentire di «convogliare circa 5mila procedimenti medi all’anno di primo grado».

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