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Diluiti debiti per 45 mld

di Luigi Chiarello  

L'estensione alle imprese agricole a rischio di insolvenza degli strumenti di transazione fiscale e accordo di ristrutturazione dei debiti allevierà il macigno che blocca la ripresa della loro attività. Uno scoglio da 45 mld di euro, che verrà diluito negli anni. La manovra (decreto legge n. 98/2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 111/ 2011) ha esteso al comparto agricolo lo strumento dell'esdebitazione verso i creditori, siano essi l'Inps, l'agenzia delle Entrate o le banche.

Si tratta di una misura a cui, finora, potevano accedere solo gli imprenditori commerciali e le grandi imprese in stato di insolvenza. Così facendo, circa 980 mila aziende agricole, oggi particolarmente esposte, potranno rifiatare. Di queste, 700 mila attività operano in Sud Italia. Va ricordato che il totale delle aziende agricole italiane ammonta a 1.620.000 attività. Fatti due conti, in base ai dati forniti dall'Agenzia delle Entrate al ministro delle politiche agricole, il debito accumulato complessivamente dalle aziende agricole verso l'Inps ammonta a 11 mld di euro. La manovra, per i debiti di natura previdenziale, opera solo sul fronte sanzioni e interessi di mora accumulati, azzerandoli. Essi ammontano a circa due terzi del dovuto, dunque circa sette mld di euro. Mentre, verso banche e privati, i debiti ammontano a 34 miliardi di euro. Ieri, il ministro alle politiche agricole, Francesco Saverio Romano, ha illustrato gli effetti della manovra sul comparto agricolo. E in particolare, l'impatto dell'art. 23, comma 43 della legge 111/2011, quello sull'esdebitazione. Si tratta di un istituto giuridico mutuato dal diritto anglo-americano, il «discharge». In base ad esso il debitore, a determinate condizioni e previa omologazione del giudice, viene liberato da tutte le sue obbligazioni grazie alla liquidazione concorsuale dei suoi beni, qualunque sia la percentuale percepita dai creditori. La transazione fiscale – che invece non necessita di alcuna omologazione – rappresenta la modalità prevista dal diritto fallimentare per coinvolgere anche l'amministrazione finanziaria in questa operazione. Ma, con l'allargamento dell'istituto ai crediti contributivi, anche l'Inps verrà coinvolto nel piano di risanamento offerto dal debitore ai propri creditori. In Italia l'esdebitazione è stata introdotta con il regio decreto n. 267/1942. Essa però, come le sue successive modifiche, ha sempre escluso le aziende agricole. La manovra correttiva, invece, ha concesso questa possibilità anche al mondo agricolo. I debiti oggetto di ristrutturazione o transazione fiscale, dunque, saranno quelli verso l'Agenzia delle Entrate, verso le banche e verso l'Inps (ma solo per la parte relativa a interessi e sanzioni). Secondo Romano «l'abbattimento di due terzi del debito verso l'inps permetterà alle aziende di tornare più facilmente in bonis, potendo riprendere a ricevere gli aiuti pac e ad ottenere prestiti bancari, e all'istituto di poter ricominciare ad incassare i contributi previdenziali. indirettamente saranno salvati due milioni di posti di lavoro. Il ministro ha spiegato che questa norma completa «quanto già previsto nel decreto sviluppo che stabilisce la possibilità di operare una compensazione tra i crediti pac e i debiti verso lo stato». Quindi, l'annuncio: «Il ministero supporterà le aziende agricole che vogliono tornare in bonis attraverso l'Ismea ed è previsto un tavolo con Inps e Agenzia delle Entrate. inoltre a breve è prevista una riunione Mipaaf, Ismea, Abi per avviare il confronto con le banche per permettere a chi vuole esdebitarsi di concretizzare la propria decisione. Romano, infine, ha concluso: questa «non è una legge di equità, ma di emergenza. Si tratta di una risposta obbligata ad una crisi strutturale che è maturata drammaticamente negli ultimi tre anni».

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