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Diktat Ue a Roma “Una settimana per trattare”

Lettere e discorsi alla nazione non bastano. Anzi, non fanno che aumentare la preoccupazione in giro per l’Europa sulla tenuta dei conti italiani. E così domani la Commissione Ue guidata da Jean-Claude Juncker formalizzerà la richiesta di una procedura sul debito italiano, vista ormai come ultima rete di protezione per evitare che i nostri conti contagino l’area euro. Una camicia di forza a Salvini e Di Maio. Saranno poi i governi a doverla confermare, ma per evitarlo restano pochi, pochissimi giorni. Di fatto una settimana: martedì prossimo gli sherpa dei ministri delle Finanze Ue si pronunceranno in una teleconferenza ad hoc sull’Italia. Una brusca accelerazione, visto che in teoria avrebbero dovuto farlo la settimana successiva. Il che rende il senso dell’inquietudine di istituzioni e Cancellerie europee. Che si convinceranno a non affondare il colpo solo di fronte a misure concrete da parte del governo Conte.
Ieri i capi di gabinetto dei commissari europei hanno dato il via libera unanime alla richiesta di procedura sul debito italiano relativa al 2018. «È giustificata», sarà la conclusione apposta in calce al rapporto sul nostro debito (articolo 126.3) che sarà pubblicato domani a Bruxelles al termine della riunione della Commissione Ue. In sostanza, lo scorso anno il governo gialloverde si è rifiutato di correggere i conti, accusando l’Europa di sbagliare i calcoli, ma ora viene fuori un buco da 7 miliardi. Stesso discorso per il 2019, con un buco da almeno 4 miliardi, il debito in salita al 133,7% del Pil, la crescita piatta e i conti del 2020 lanciati verso un drammatico 3,5% di deficit e 135,2% di debito. Numeri che abbinati a litigiosità e inaffidabilità di Lega e M5S, spingono i dirigenti europei alla procedura, vista come ultimo scudo per evitare una pericolosa crisi finanziaria già a luglio.
La procedura per diventare operativa dovrà essere confermata dai ministri delle Finanze dell’Unione (Ecofin) il 9 luglio. In mezzo una serie di passaggi politici. I primi a esprimersi saranno gli sherpa delle capitali (Efc). Lo faranno in un clima di sfiducia verso il governo gialloverde, tanto che finora nessun Paese ha spezzato una lancia in favore di Roma. Unici potenziali alleati potrebbero essere Francia, Spagna e Belgio, a loro volta alle prese con problemi di bilancio. Gli sherpa avrebbero due settimane per decidere, ma lo faranno già martedì prossimo in modo da preparare la riunione dei ministri che si terrà il 14 giugno nel Lussemburgo, ultima occasione di confronto prima del lancio effettivo della procedura.
Il Tesoro ha solo una settimana per convincere i partner a dare il via libera a una frasetta che potrebbe cambiare tutto: i giochi resteranno aperti solo se in calce al loro rapporto sull’Italia gli Stati membri daranno mandato alla Commissione di «proseguire il dialogo» con il governo Conte.
D’altra parte vista la situazione, questa volta nella Commissione nessuno — nemmeno le colombe Juncker e Moscovici — può negoziare al buio, senza un chiaro mandato dei governi e un mandato altrettanto chiaro di Salvini e Di Maio a Conte e Tria. Per convincere i partner a lasciare la finestra aperta, non basteranno le argomentazioni generiche della lettera inviata venerdì a Bruxelles, incapace di cambiare il corso degli eventi. L’Italia, insomma, dovrà promettere di mettere in campo una manovra-bis sul 2019 da 3-4 miliardi, un impegno ben più concreto rispetto alla semplice previsione di ricavare qualche risparmio da reddito e quota 100. Così come dovrà mettere nero su bianco la garanzia — e le relative misure — che nel 2020 saranno reperiti i soldi per abbattere il debito: almeno i 23 miliardi previsti dalle clausole sull’Iva.
Rispetto allo scorso autunno, dunque, il tempo stringe. Non mesi, ma pochi giorni per negoziare e per di più in un clima di crescente sfiducia generato dal quadro politico italiano, dalle sparate continue di Salvini e dal fatto che il governo non ha mantenuto le promesse solenni prese da Conte e Tria a dicembre per evitare una analoga procedura. Senza un accordo, il 26 giugno la Commissione pubblicherà le nuove raccomandazioni per l’Italia, ovvero i testi con i target di risanamento pluriennali che vincoleranno Roma almeno fino al 2024, pena sanzioni pecuniarie e congelamento dei fondi europei. Il 9 luglio, infine, la decisione ultima dei ministri Ue.
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