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Il digitale rivoluziona la banca

Nella gestione del denaro la rivoluzione digitale è in atto. Ed è in mano a quelle due generazioni, Millennial contro Zeta, che comprendono gli under 18 fino ad arrivare agli under 40. Sono loro che si relazione alla banca tramite app, con cui fanno acquisti e accantonano risparmi in un salvadanaio digitale. Ma lo fanno con un diverso approccio. Sia per la frequenza giornaliera di accesso (0,68 volte al giorno per i giovanissimi della Generazione Z e 0,57 volte per i Millennial); sia per le tipologie di acquisti (spiccano tra gli under 18 gli acquisti relativi ad abbigliamento e accessori), sia infine per i risparmi virtuali (prodotti elettronici o software per la Generazione Z, mentre i Millennial sono più orientati verso il consumo analogico).

Sono in sintesi le tendenze rilevate da un’analisi condotta dall’ufficio studi di Hype, soluzione di banking digitale che consente di gestire il denaro tramite app e tramite una carta di pagamento.

Il contesto sempre più digitale. Non si arresta l’emorragia di filiali bancarie da parte di diversi istituti mentre, all’opposto, nel 2018 sono aumentate le cosiddette filiali evolute (11% sul totale, in crescita del 4%), dotate di postazioni self-service. Sempre alla fine del 2018, stando ai dati dell’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano, ha toccato il 20% la quota di utenti bancari che si collega da smartphone o tablet. La quota di utenti da Pc (48%) è maggiore, ma per la prima volta è in calo sul totale dei clienti (-3 punti). Al 31 dicembre 2018, il mercato italiano contava più di 20 mila sottoscrittori ai Roboadvisor, tramite cui i clienti hanno investito mediamente tra i 20 mila e i 30 mila euro l’anno. Nel 2018 250 mila italiani hanno utilizzato il salvadanaio digitale, tramite cui accantonare piccole somme di denaro in diverse modalità (per esempio accantonare in modo ricorrente un certo importo o il resto di ogni transazione arrotondata all’euro).

Generazioni a confronto. Generazione Y (o Millennial, come vengono chiamati i nati tra il 1981 e il 1996) a confronto con la Generazione Zeta (o Generazione Greta, come sono stati ribattezzati i nati dopo l’anno 2000) sulla gestione del denaro e sugli acquisti di beni e servizi. Un campione significativo (riferito all’oltre milione di clienti Hype e costituito da più di 70 mila clienti under 18 e oltre 500 mila appartenenti alla Generazione Y), che consente di fotografare le diverse abitudini di utilizzo legate ad alcune condizioni oggettive date dall’età (in primis, il fatto di vivere ancora con i genitori, per gli under 18), ma anche di osservare alcune tendenze in atto che potrebbero caratterizzare la società di domani.

Primo dato significativo è la frequenza giornaliera di accesso all’app: 0,68 volte al giorno per i giovanissimi della Generazione Z e 0,57 volte per i Millennial. Una differenza non da poco, come potrebbe sembrare, perché è un indicatore di come i giovanissimi ricorrano con naturalezza alla propria mobile bank: un gesto sempre più frequente, anche se non ancora meccanico come quello di consultare i social o WhatsApp.

I numeri evidenziano come Hype sia ormai uno strumento utilizzato abitualmente per la gestione delle entrate tanto dalla Generazione Y, che lo utilizza anche per l’accredito dello stipendio (+214% il numero di clienti che ha accreditato il proprio stipendio su Hype nel 2019 rispetto all’anno precedente), sia dalla Generazione Z, i quali pur non avendo un’entrata fissa ricorrono all’app per ricevere la «paghetta» dai genitori. Il 70% degli under 18 utilizza l’app per ricevere abitualmente denaro (l’8% delle transazioni totali di P2P ricevente di Hype riguardano gli under 18).

Simili sono, invece, le voci di spesa. In testa ci sono gli acquisti presso i negozi al dettaglio. Spicca l’importante peso specifico degli acquisti relativi ad abbigliamento e accessori, soprattutto per quanto riguarda la Generazione Z (11,8% della spesa, rispetto a un più limitato 5,78% dei Millennial).

Al secondo posto gli acquisti relativi al cibo. Ma in tal caso le due generazioni si comportano diversamente: i giovanissimi hanno maggiore propensione al consumo di cibo fuori casa (spendono l’8,71% in ristoranti, il 3,78% in fast food), la Generazione Y sceglie sì in maniera significativa la ristorazione (7,39% ristoranti), ma bilanciata da un 6% di spesa per alimentari presso la grande distribuzione (la Generazione Z si ferma a 3,43%), a testimonianza di una più alta propensione al consumo di pasti in casa.

Una delle funzioni più utilizzate di Hype è quella del «salvadanaio virtuale» che consente l’accantonamento progressivo di cifre destinate a una finalità preimpostata. Qui i trend sono opposti: nel medio termine, la Generazione Z risparmia per poi comprare prodotti elettronici o software, quindi un investimento sul patrimonio tecnologico personale, mentre i Millennial sono più orientati verso il consumo analogico (si va dalla voce veicoli e trasporti, a quella viaggi e vacanze). Un dato basato sulla maggiore autonomia e libertà di movimento dei Millennial, ma anche da un loro forte desiderio di svago off-line, mentre la Generazione Z tende sempre più a far rientrare nell’orbita della tecnologia anche il proprio tempo libero.

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