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«Digitale e ripresa, imprese pronte. Ma lo Stato deve essere più veloce»

Maggiore leadership e una più rapida digitalizzazione del pubblico. Secondo Francesco Casoli, presidente Aidaf (Associazione italiana delle aziende familiari) e presidente del gruppo Elica, ed Emmanuel Raptopoulos, amministratore delegato di Sap Italia, sono due degli ingredienti su cui si deve basare la ripresa — ma soprattutto l’accelerazione — dell’economia italiana. I segnali ci sono, ma regna ancora l’incertezza.

I due imprenditori/manager, ospiti della tavola rotonda digitale «L’Italia che investe» in diretta ieri sul Corriere.it condotta dal vicedirettore Daniele Manca, condividono l’idea che al nostro Paese serva una maggior consapevolezza e un salto di qualità nella cultura digitale del Paese. La Pubblica amministrazione è ancora troppo lenta e poco tecnologica rispetto alle imprese del tessuto italiano. «Se confrontiamo l’Italia con altri Paesi nel mondo vediamo che chi cresce in questo momento è caratterizzato da leadership — spiega Casoli —. Avviene in Cina, che è però un sistema molto diverso dal nostro, ma anche in Germania, Francia e Gran Bretagna, perché hanno un sistema imprenditoriale che ha una forte leadership ed è capace di guardare a medio-lungo termine». D’altro canto, prosegue il presidente di Aidaf, l’Italia invece ha un «sistema abituato ad avere cambi di direzione quasi giornalieri. Se riuscissimo a far fare ai nostri governanti un salto di qualità, l’Italia si troverebbe con un vantaggio competitivo non indifferente». Per Raptopoulos la chiave di tutto è la velocità, che dovrebbe aumentare ancora. «L’economia nel Paese funziona in modo che il settore privato, molto dinamico, compensa anche un settore pubblico a volte più lento — dice l’amministratore delegato di Sap Italia —, ma se anche il pubblico si muovesse ancora più veloce, sarebbe tutto più rapido e la crescita diventerebbe esponenziale».

La tecnologia è uno strumento indispensabile, un modo per agevolare la comunicazione e il business, come lo era il fax negli anni Ottanta. Serve solo fare in modo che la cultura digitale si diffonda. Così come nelle aziende, che in questi mesi hanno fatto passi da gigante sul versante della digitalizzazione, anche nel pubblico.

Oggi è diventata una necessità, secondo Raptopoulos, rispondere a una situazione senza precedenti. Noi ne vediamo solo la superficie, come accade con gli iceberg, perché «siamo all’inizio della capacità della tecnologia». «Nell’ecosistema italiano delle imprese c’è stato un cambiamento repentino, dettato dall’emergenza — conclude il ceo di Sap Italia —, ma dev’essere la resilienza, che fa parte del dna italiano, a guidare la seconda fase». Secondo Casoli, dopo i picchi dei mesi scorsi, che hanno visto un continuo saliscendi tra lockdown, boom di domanda e produzione e di nuovo incertezza, bisogna riflettere su come riprendere a correre. «L’Italia è un Paese manifatturiero, dobbiamo trovare un equilibrio tra analogico e digitale — spiega il presidente di Aidaf —. I nostri operai, che rappresentano l’analogico, sono il nostro vantaggio competitivo e dobbiamo mantenerlo, ricorrendo alla tecnologia come se fosse una nuova penna, uno strumento».

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