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Digitale, la web tax europea all’1% agita i rapporti tra Stati Uniti e Ue

Dal punto di vista di Washington la digital tax a cui sta lavorando Bruxelles è una tassa europea sulle imprese americane che rischia di compromettere il negoziato a livello Ocse di una minimum tax globale. Dal punto di vista di Bruxelles è un prelievo che servirà ad alimentare Next Generation Eu, il maxi pacchetto di aiuti creato per sostenere la ripresa post Covid. Ma soprattutto sarà una tassa, come ha detto più volte la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, non discriminatoria (cioè non mira a colpire determinate aziende) e in linea con le regole Ocse. Tuttavia è da settimane che gli Stati Uniti sono in pressing su Bruxelles perché posticipi il progetto.

Ieri la vicepresidente della Commissione Ue Margrethe Vestager e la segretaria al Tesoro Usa Janet Yellen hanno avuto «un primo scambio positivo e costruttivo» sulla web tax e sulla minimum tax. L’aspettativa è che il G20 delle Finanze che si terrà a Venezia venerdì e sabato prossimi porti a un accordo di principio che andrà poi dettagliato. Un portavoce della Commissione ha spiegato che «entrambe hanno accolto con favore l’accordo dell’Ocse della scorsa settimana», che ha visto 130 Paesi su 139 aprire alla possibilità di un’aliquota minima globale per le imprese. Non hanno aderito, tra i Paesi Ue, Irlanda, Estonia e Ungheria. Nella proposta statunitense l’aliquota sarebbe pari al 15% ma al G20 non si parlerà ancora di numeri.

La tassa allo studio dell’Unione europea è sul fatturato (quelle in sede Ocse sui profitti), l’aliquota dovrebbe essere inferiore all’1% e interesserebbe migliaia di aziende europee oltre alle statunitensi. Non solo quindi i colossi del web come Google, Amazon, Apple o Facebook. Il 2 luglio scorso Vestager ha spiegato a Reuters che «mentre l’accordo Ocse è per le 100 aziende più grandi, questo è per molte, molte più aziende».

I dettagli non sono ancora chiari. Inizialmente la web tax era attesa per metà giugno, poi è slittata al 14 luglio insieme alla presentazione del pacchetto «Fit to 55», che contiene un’altra nuova risorsa propria destinata ad alimentare Next Generation Eu: il meccanismo di aggiustamento del carbonio alla frontiera (CBAM), che pure non incontrerebbe il favore degli Usa anche se ci sarebbe un’apertura in chiave anti-cinese. La nuova data di presentazione da parte della Commissione è il 20 luglio. La scorsa settimana è stato reso pubblico un documento in cui gli Usa invitavano diversi Paesi europei (Germania, Olanda e Paesi nordici) a posticipare la digital tax, spiegando che avrebbe compromesso l’accordo più ampio in sede Ocse.

È la seconda volta, nel giro di tre anni, che la Commissione europea propone la web tax. In materia fiscale le decisioni vengono prese all’unanimità e diversi Paesi Ue, Irlanda in testa, si erano opposti. Questa volta la strada non sarà in discesa ma è difficile pensare che Bruxelles rinuncerà al prelievo digitale. Il 25 marzo scorso il Consiglio europeo ha ribadito l’impegno a raggiungere una soluzione globale consensuale in materia di tassazione internazionale del digitale entro metà di quest’anno nel quadro Ocse, ma ha anche confermato che in mancanza di intesa l’Ue sarà pronta a procedere. Inoltre c’è l’impegno preso con il Parlamento Ue di introdurla al più tardi dal primo gennaio 2023.

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