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Digital tax, 25% Ires da 3 miliardi così pagheranno i big digitali

Una ritenuta alla fonte del 25% applicata in automatico ai giganti dell’economia digitale che non risiedono ma fatturano in Italia. E fin qui graziati dal fisco. È la Digital tax, annunciata dal premier Renzi per il 2017, in grado di generare almeno 2-3 miliardi all’anno. Un gettito del tutto ipotetico, per ora. Ma realistico, forse addirittura sottostimato. E calcolato sul fatturato annuo di Google e sorelle nel nostro Paese, sin qui tax free, che secondo il Politecnico di Milano vale 11 miliardi. Ne sono convinti i deputati di Scelta Civica, Stefano Quintarelli e Giulio Sottanelli, firmatari di una proposta di legge in materia, depositata in aprile alla Camera e ora al vaglio di fattibilità di governo e ministero dell’Economia, dopo l’annuncio di Renzi. «Non escludo che si possa ragionare anche in ottica 2016», azzarda Enrico Zanetti, viceministro all’Economia e segretario di Sc.
Ma come funziona in concreto la Digital tax? Si parte intanto da una presunzione di legge: tutte le multinazionali digitali che fatturano almeno 5 milioni di euro in sei mesi (paletti indicativi, possono cambiare) hanno una “stabile organizzazione” in Italia e dunque sono soggette al nostro regime fiscale. I giganti del web, occulti al fisco perché non residenti, sarebbero dunque stanati dalle transazioni bancarie tricolori. E i ricavi decurtati di un 25% alla fonte. L’uovo di colombo? «Non è una tassa, ma un meccanismo per richiamare a tassazione redditi che la eludono», spiega Quintarelli. Allora perché non si è fatto sinora? «Per una impropria applicazione del criterio Ocse, mai sottoscritto dall’Italia, che non considera royalties i profitti generati dai beni intangibili come il software».
Criterio che Ocse e Commissione europea vorrebbero modificare. Ma l’Italia potrebbe arrivare prima e senza dover chiedere permessi. Perché si agirebbe sui meccanismi dell’Ires, imposta italiana, e non sull’Iva, imposta definita a livello comunitario. In questo senso, la soluzione di Scelta Civica supera le obiezioni legate alla Web tax proposta nel 2014 da Francesco Boccia, presidente pd della commissione Bilancio della Camera, poi bocciata dall’allora neo premier Renzi, alla vigilia della sua entrata in vigore, il primo marzo. La Web tax ruotava attorno all’obbligo di partita Iva entro i confini italiani. La Digital tax sull’Ires. «Equità fiscale in economia digitale è un principio sacrosanto», commenta ora Boccia.
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