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Difficoltà tecnica, sindaci salvi

Qualora i sindaci non abbiano potuto percepire i segnali d’allarme che derivano da una condotta illecita degli amministratori, agli stessi non potrà essere ascritta alcuna responsabilità penale. A riguardo, ulteriore esimente in merito a paventate ipotesi di falso in bilancio e false comunicazioni sociali può essere costituito dal fatto che nella situazione di specie i controlli sul bilancio erano stati demandati a una società di revisione.

È quanto emerge dalla (ponderosa) sentenza n. 1801 emessa dal tribunale di Torino (Sezione giudici per le indagini preliminari) emessa il 10 novembre e depositata lo scorso 27 gennaio 2015, nei confronti del collegio sindacale di Fondiaria Sai.

Il fatto

L’accusa evidenzia come gli amministratori, esponendo fatti materiali non rispondenti al vero, ancorché oggetto di valutazione, appostavano nella riserva sinistri una somma inferiore di oltre 500 milioni rispetto a quella necessaria a far fronte alla sinistrosità della società ex art. 37, comma 5, del dlgs 7/9/2005 n. 209.

A fronte di ciò, l’accusa chiede per i sindaci di ascrivere i reati di cui agli artt. 110 c.p e 2622 c.c., in quanto in concorso tra loro e con gli amministratori, e comunque non impedendo ex art. 40 c.p., compartecipavano al reato di false comunicazioni sociali, anche in violazione dei doveri di cui agli art. 149 e 151 del tuf.

La decisione

I giudici del tribunale piemontese evidenziano in proposito un importante principio (che potrebbe consolidarsi anche in ambito civilistico) differenziando i controllori delegati anche alla revisione di bilancio da quelli non investiti del controllo contabile. Per questi ultimi, in particolare, si ritiene che «esclusi elementi lampanti di anomalia ovvero incongruenze relative a operazioni di falsificazione del bilancio su poste non involgenti sofisticati criteri di appostamento, (essi devono) fare affidamento, per quanto attiene ai profili strettamente tecnici, sui giudizi espressi dai diversi soggetti che su quella quantificazione intervengono mettendo in campo competenze specialistiche».

Nel caso di specie, oltre all’evidenziare che non sussistevano particolari campanelli d’allarme in capo alla falsificazione del bilancio della società viene rilevato che, da un lato, l’attuario della società assicurativa attestava nella propria relazione al bilancio come «non si ravvedessero particolari problematiche nella determinazione delle riserve tecniche né inadeguatezze contabili o amministrative di rilievo» e, dall’altro, che l’attuario della società di revisione verificava «la correttezza delle procedure di calcolo delle riserve tecniche di perequazione e delle altre riserve tecniche».

In virtù di quanto sopra, secondo il tribunale, nel caso di specie manca la prova della percezione da parte dei sindaci della sussistenza del reato «mancando la prova della sussistenza di quei segnali d’allarme che sola, avrebbe potuto fondare la valutazione dell’illiceità penale dell’omissione (dolosa) ascrivibile ai sindaci».

In virtù di ciò gli stessi sono stati assolti per non aver commesso il fatto.

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