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Com’è difficile vivere senza Europa

A due anni dalla decisione di uscire dall’Unione europea e a nove mesi dalla data (marzo 2019) che sancirà il divorzio definitivo tra Regno Unito e Ue «non sapere» è il dato che contraddistingue la vita dei britannici. «Cosa succederà?» è domanda che compare in molte conversazioni. L’autorità del farmaco Ema andata ad Amsterdam, quella bancaria a Parigi, studi con scenari apocalittici. Sarà davvero tragedia? Così si osservano mosse e dichiarazioni. Come la decisione, settimana scorsa, di Bank of America (Bofa) di trasferire tre dei suoi banchieri da Londra a Parigi. Tre persone su un organico di 4.500 e due ore e mezzo di treno tra il centro di Parigi e il centro Londra. Ma il segnale è letto con preoccupazione, anche se la stessa Bofa pochi mesi fa, a febbraio, ha rinnovato l’affitto della sede londinese fino al 2032. Ben oltre Brexit. Sensazioni di pericolo provocano le dichiarazioni di voler abbandonare Uk arrivate dal gigante aerospaziale Airbus (14mila posti di lavoro in Uk) e dalla casa automobilistica Bmw se non ci sarà un accordo di transizione tra Regno Unito e Unione europea. «In mancanza di chiarezza dobbiamo presupporre lo scenario peggiore», ha detto il ceo della società Tom Williams. E Ian Robertson, amministratore delegato di Bmw Uk, ha ipotizzato «un piano di emergenza».

In quegli stessi giorni, però, un ricco signore italiano tornava a Londra dopo molti anni di assenza convinto a vendere il proprio appartamento nella capitale inglese causa Brexit. Salvo poi ripartirsene deciso a non vendere più perché «a Londra si sta benissimo». E, appena finita l’estate, molti studenti stranieri faranno il loro primo ingresso nelle università inglesi. Quest’anno si è registrato un picco: più di 100mila europei ed extra europei, come riportava un articolo del Times sottolineando una crescita del 3,4% degli studenti europei (dopo il voto per Brexit si registrò un calo) e soprattutto degli studenti extra europei. Le domande dalla Cina sono aumentate del 20% e quelle dall’India del 36%.

La situazione è delicata, ma spesso pare un gioco delle parti. «Brexit e tutte le conseguenze che si attribuiscono al divorzio tra Regno Unito ed Europa vanno valutate dentro un cambiamento della società inglese che era già in atto — dice Alessandro Belluzzo, equity partner dello studio Belluzzo, che a Londra segue grandi gruppi internazionali —. Per esempio, sul calo del mercato immobiliare ha pesato il cambiamento delle imposte: la tassazione era contenuta o non esistente, mentre oggi si paga quando si acquista, quando si vende e quando si muore. Si è scelto di favorire chi vive nelle case che compra, piuttosto che chi investe nel real estate. Quanto a Londra resta una città che attrae per la qualità della vita, per le scuole, per la sua stabilità».

Appare, però, in corso come una scrematura. Arrivano persone più facoltose; si trasferisce (o pensa di farlo) più facilmente chi appartiene alla classe media, colpita dal calo della sterlina (-12% dal giorno del referendum) e dall’incertezza; chi immaginava di arrivare nella capitale inglese partendo da niente ci pensa un momento in più. Chi può, però, resta.

City

Ragionamenti analoghi, secondo più osservatori, riguardano il mondo della finanza, che ha subito in tutto il mondo una trasformazione profonda. «I ventenni che sognavano la City per i suoi stipendi e bonus milionari — che non esistono più da prima che arrivasse Brexit — oggi sognano di andare da Google», dice il manager di una società finanziaria. E, infatti, Google ha investito un miliardo di sterline a King’s Cross, nel nord di Londra, prima volta fuori dagli Stati Uniti. Apple si insedierà in uno dei più importanti progetti di ristrutturazione inglese, quello della centrale elettrica di Battersea, sulla riva del Tamigi, resa celebre dalla copertina dell’album Animals del gruppo musicale Pink Floyd (1977). Mentre Facebook ha scelto per la sua sede Fitzrovia. Ancora, denaro sta arrivando sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale: un progetto (per citarne uno recente) da 1,4 miliardi di dollari è stato annunciato in aprile dalla britannica Rolls-Royce con il supporto di aziende tecnologiche e venture capitalist internazionali.

Investimenti che puntano ridisegnare il Paese nelle sue industrie e anche perché non abbia più un solo baricentro, Londra, «e poi il resto». Così ci si indirizza su città come Manchester, Liverpool, Birmingham, Edimburgo(e i prezzi degli immobili iniziano a registrare il cambiamento, con Manchester ed Edimburgo in crescita a fronte del rallentamento di Londra). Un ruolo centrale spetta alle infrastrutture, di cui Uk è carente. Il 13 luglio, per esempio, si faranno le offerte per l’alta velocità Londra-Birmingham (gara alla quale partecipa anche Trenitalia insieme al gruppo inglese FirstGroup). Tratta che, in un momento successivo, avrà derivazioni verso Manchester e Leeds. «Brexit — dice chi con le trattative per la separazione dalla Ue si confronta tutti i giorni — ha fatto emergere le fragilità intrinseche del Paese, la spaccatura politica, la divisione tra le generazioni e, non ultimo, la debolezza di quel sistema sanitario su cui si è giocata buona parte della vittoria di chi voleva lasciare l’Europa».

Ciò che fa davvero paura è la mancanza di un accordo. Ma pochi credono che finirà così. «È molto difficile fare previsioni ma, al di dà delle schermaglie negoziali, penso che si troverà una soluzione che minimizzerà i danni per entrambe le parti, che altrimenti sarebbero molto elevati», dice per tutti l’investitore Francesco Trapani.

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