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È difficile attaccare i decreti

Inammissibile il ricorso del parlamentare per vizi dell’iter di conversione di un decreto legge se non prospetta violazioni gravi e manifeste delle sue prerogative. La palese estraneità, rispetto al contenuto originario di un decreto legge, di emendamenti introdotti in fase di conversione può giustificare il ricorso di un deputato o di un senatore alla Corte costituzionale purché costituisca, fin dalla sua prospettazione, un vizio così grave da menomare le prerogative costituzionali dei parlamentari.

Lo si legge in due ordinanze, la n. 274 (relatrice Marta Cartabia) e la n. 275 (relatore Nicolò Zanon) depositate ieri, con le quali la Corte costituzionale ha giudicato inammissibili i due ricorsi per conflitto tra poteri dello stato presentati separatamente da singoli deputati e da singoli senatori. Entrambi i ricorsi, infatti, spiega una nota, non prospettavano elementi tali da far emergere violazioni manifeste delle prerogative costituzionali poste a garanzia delle funzioni dei parlamentari nell’ambito del procedimento legislativo.

La vicenda ha avuto origine al senato, in seguito alla presentazione, e alla successiva ammissione e approvazione, di un emendamento asseritamente eterogeneo rispetto al testo originario di un decreto legge (dl 14 dicembre 2018, n. 135 recante «Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione»). Alla camera, sul testo del dl approvato dal senato, comprensivo dell’emendamento in questione, era stata inoltre posta dal governo la questione di fiducia.

La Corte, pur confermando che i singoli parlamentari possono difendere le proprie attribuzioni costituzionali con lo strumento del ricorso per conflitto tra poteri dello stato, ha tuttavia rilevato che gli stessi ricorrenti, da un lato si sono limitati ad affermare l’eterogeneità dell’emendamento sulla base di un mero raffronto con il titolo del decreto legge, dall’altro lato hanno diffusamente riconosciuto di aver avuto la possibilità di partecipare all’iter di conversione, anche dopo che il governo aveva chiesto la fiducia.

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