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Difetti di procura, errori soft

Nel processo tributario i difetti nel conferimento della procura al difensore abilitato, devono essere interpretati in senso restrittivo limitando, soltanto ai casi più gravi, il giudizio di inammissibilità del ricorso. Nulla cambia, poi, per i vizi nella sottoscrizione del ricorso. Alla base di tutto, l’ossequio all’insegnamento della Corte costituzionale (sentenze n.189/2000 e 520/2002) secondo la quale, le disposizioni processuali tributarie devono essere lette e interpretate in armonia con i valori della «tutela delle parti in posizione di parità, evitando irragionevoli sanzioni di inammissibilità».

È proprio sulla scorta di questi principi fondamentali dell’ordinamento che la Commissione tributaria provinciale di Campobasso, con la sentenza n.10/1/14, ha risolto a favore del contribuente una questione inerente un errore nella sottoscrizione della procura concessa al difensore abilitato.

Il caso sottoposto all’esame dei giudici molisani riguardava un caso nel quale nella copia del ricorso depositato presso l’Agenzia delle entrate, era assente la sottoscrizione della procura al difensore abilitato, ma vi era una attestazione dello stesso difensore che dichiarava l’esistenza della procura sull’originale del ricorso depositato in segreteria della commissione tributaria.

Il caso, deciso dalla Ctp di Campobasso con la sentenza depositata lo scorso 21 gennaio, ha portato a sciogliere alcuni nodi.

Il difetto della procura era, infatti, contenuto non nel ricorso depositato presso l’Agenzia delle entrate, bensì all’interno dell’istanza di reclamo e mediazione presentata all’ufficio ai sensi dell’art. 17-bis del dlgs 546/92.Per tale motivo l’eccezione di inammissibilità del ricorso per carenza di sottoscrizione della procura da parte dell’ufficio prendeva in considerazione anche l’inammissibilità della stessa istanza di reclamo e mediazione a suo tempo presentata dal contribuente. La sentenza della provinciale di Campobasso parte da un primo assunto di rilevanza generale ovvero che nel processo tributario le cause di inammissibilità previste all’art. 22 del dlgs 546/92 devono interpretarsi in senso restrittivo, riferendole unicamente agli elementi fondamentali e sostanziali del ricorso, ovvero ai casi in cui il rigore estremo che consegue alla inammissibilità trovi seria giustificazione.

Secondo i giudici della provinciale l’omissione compiuta dal contribuente nel caso di specie non costituisce nemmeno una causa di difformità tra il ricorso presentato all’agenzia delle entrate e quello depositato presso la segreteria della commissione tributaria che come tale sarebbe nuovamente passibile di inammissibilità del ricorso. La circostanza che vede solo sull’originale depositato presso la segreteria della commissione apposta la procura al difensore, mentre sulla copia depositata all’agenzia delle entrate è presente soltanto una dicitura apposta sul margine «vi è mandato sull’originale» a parere della Ctp di Campobasso non costituisce difformità tale da rendere inammissibile il ricorso. «Anche le difformità tra l’atto depositato e quello consegnato o spedito», si legge in sentenza, «devono essere infatti interpretate in senso restrittivo, riferendole unicamente agli elementi fondamentali e sostanziali del ricorso, ovvero ai casi in cui il rigore estremo e la conseguente declaratoria di inammissibilità, trovi una seria giustificazione». La decisione presa dalla Ctp di Campobasso trova un precedente nella sentenza n.6130 del 16 marzo 2011 della Corte di cassazione. In tale pronuncia la suprema corte aveva stabilito che la procura alle liti deve essere apposta sull’originale del ricorso, mentre non è necessario che figuri anche sulla copia notificata alla controparte, nella quale è sufficiente che risulti un’annotazione che attesti la presenza di tale procura sull’originale. Nel caso deciso dalla Cassazione i ricorsi depositati presso l’ufficio erano costituiti da fotocopie degli originali depositati presso la segreteria della commissione tributaria.

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