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Difesa rapida contro gli avvisi

di Carlo Nocera

È una corsa contro il tempo quella che il contribuente deve avviare per cercare di ottenere la sospensione dell'atto esecutivo prima che spiri il termine previsto per il blocco dell'esecuzione forzata: e seppure l'esito non sia affatto scontato, visto che la decisione è comunque rimessa al giudice tributario, questo passo da muovere è senz'altro obbligato.

Apparentemente, la tempistica riferibile sia al "blocco" dell'esecuzione forzata sia all'istanza di sospensione è la stessa: infatti, da un lato l'esecuzione forzata è sospesa per 180 giorni dalla data di affidamento del contribuente a Equitalia e, dall'altro, la decisione riguardo la sospensione dovrebbe giungere entro 180 giorni dalla data di presentazione dell'istanza.

Tuttavia, proprio la diversa decorrenza dei due periodi segna un punto di vantaggio a favore dell'istanza di sospensione: infatti, mentre quest'ultima decorre dalla sua data di presentazione, il blocco dell'esecuzione forzata decorre dalla data di affidamento, ossia, nella peggiore delle ipotesi per il contribuente, dal 31° giorno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento.

Pertanto, se si fa coincidere la data di presentazione dell'istanza di sospensione con la data di presentazione del ricorso, si "incassa" un vantaggio di almeno 30 giorni rispetto a quando decorreranno i termini per l'avvio del blocco dell'esecuzione: quelli, in pratica, concessi dalla legge per effettuare il pagamento tardivamente ma pur sempre in tempo utile per evitare l'affidamento a Equitalia.

Il tutto, però, a condizione che il contribuente non perda tempo per la costituzione in giudizio presso la competente Commissione tributaria: infatti, seppure la legge conceda al contribuente 30 giorni per depositare la copia del ricorso, e nel nostro caso dell'istanza di sospensione, notificato alla parte, appare evidente come ogni giorno che trascorre senza che ci si sia costituiti in giudizio erode l'esiguo vantaggio dei 30 giorni di cui si è detto in precedenza.

Sarà allora buona norma che la costituzione in giudizio avvenga il giorno stesso della notifica del ricorso e dell'istanza di sospensione all'agenzia delle entrate, così da avviare immediatamente il "conto alla rovescia" per la decisione dei giudici, nel tentativo di avere quest'ultima al riparo dell'ombrello protettivo aperto "automaticamente" con il blocco dell'esecuzione forzata.

In pratica, è opportuno dare una nuova sistematica tempistica difensiva alle impugnazioni avverso i nuovi atti esecutivi, individuando d'ora in poi nella data di presentazione del ricorso anche quella di costituzione in giudizio, predisponendo quindi il ricorso già pronto per il deposito presso la competente Commissione, corredato degli allegati di rito.

Si tratta, comunque, di un "tentativo", in quanto i 180 giorni previsti per la decisione sull'istanza di sospensione, di cui al nuovo comma 5-bis dell'articolo 47 del processo tributario, rappresentano un termine ordinatorio e non certo perentorio: per cui potrebbe anche verificarsi che, malgrado la tempestiva azione del contribuente, la Commissione non tagli il traguardo entro il termine previsto dalla legge.

In una circostanza del genere, oppure quando la decisione della Commissione è di rigetto dell'istanza promossa dal contribuente, lo scadere del termine previsto per il blocco dell'esecuzione forzata darà gioco forza il via alle azioni di riscossione coattiva volte al soddisfacimento del credito affidato a Equitalia.

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