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Difesa in Ctp ai revisori legali

Per i revisori legali si aprono le porte delle commissioni tributarie. A difendere i contribuenti in lite con il fisco, poi, ci saranno anche i tributaristi e i consulenti tributari (quelli che al 30 settembre 1993 non erano ancora iscritti nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio). L’ampliamento della platea dei soggetti abilitati alla difesa tributaria dipenderà dalla riformulazione, da parte dei relatori Mauro Maria Marino (Pd) e Salvatore Sciascia (Pdl), dell’emendamento alla delega fiscale che, a oggi, prevede genericamente «l’ampliamento dei soggetti abilitati a rappresentare i contribuenti dinanzi alle commissioni tributarie» (si veda ItaliaOggi del 9 gennaio 2013). La presentazione del nuovo testo, con il relativo voto, sono programmati in Commissione finanze al Senato martedì 14 gennaio, data in cui verrà formalizzato anche il voto sulle ultime 25 proposte di modifica sopravvissute al lavoro di scrematura effettuato contemporaneamente nell’ultimo mese, dalle Commissioni bilancio e finanze del senato. Calendario alla mano, quindi, l’Aula di palazzo Madama potrà iniziare l’esame del testo completo già a partire da martedì 21 gennaio e, in quella sede, è attesa la presentazione degli emendamenti da parte del governo. E se, da un lato, i lavori del senato sembrano orientarsi verso l’apertura alla rappresentanza dei contribuenti anche ai soggetti privi di un albo, come i revisori legali, dall’atro lato c’è chi ritiene inaccettabile il solo pensiero. «Una previsione indistinta può essere letta come il secondo atto dello smantellamento delle competenze e delle professionalità degli iscritti agli Ordini, posto in essere dopo l’allargamento della rappresentanza presso le Entrate in favore dei tributaristi iscritti al ruolo camerale e dei Caf sancito con la legge di stabilità», ha spiegato Marco Cuchel, presidente dell’Associazione nazionale commercialisti, «devono essere ben valutate le conseguenze che porterebbe con sé una decisione di questo tipo nei confronti dei sistemi previdenziali collegati agli albi». E se il capitolo sulla giustizia tributaria è ancora aperto, appare, invece, chiuso quello sui giochi pubblici (art. 14). Nel corso della seduta di ieri della VI Commissione di Palazzo Madama, infatti, sono state respinte le proposte di modifica volte, all’inasprimento delle pene nei confronti degli esercenti che vendano giochi con vincite ai minorenni, al divieto di pubblicità nelle fasce protette delle trasmissioni, al divieto della pubblicità riguardante il gioco on line in mancanza della concessione statale di gioco. «Abbiamo ritenuto opportuno non rimettere mano all’impianto dell’art. 14 così come uscito dalla camera, ma», ha spiegato a ItaliaOggi il relatore Marino, «nonostante questo, presenteremo un ordine del giorno per fare in modo che le quote sui giochi pubblici raccolte all’interno degli ippodromi non vengano ricomprese tra quelle destinate allo sviluppo del settore ippico».

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