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Difesa d’ufficio rivista e corretta

Difesa d’ufficio rivista e corretta. E si parte dalla riforma della soglia temporale. Saranno, infatti, necessari cinque anni, e non più due, di professione legale in campo penale per poter essere ammessi all’elenco dei difensori d’ufficio. Diventa, inoltre, obbligatoria la frequenza di corsi di aggiornamento ad hoc con il superamento della relativa prova finale.

In alternativa, i legali potranno accedere agli elenchi dopo aver conseguito il titolo di avvocato specialista. Questa la versione definitiva del decreto legislativo per il riordino della difesa d’ufficio, approvata dal Consiglio dei ministri di ieri, che va ad aggiungere un altro tassello (dopo la pubblicazione dei decreti sui parametri per la liquidazione dei compensi e sulle modalità di elezione dei componenti dei consigli degli ordini circondariali forensi) per il completamento della riforma forense (legge 247/2012). Il testo passa per la seconda volta da palazzo Chigi dopo il parere espresso dalle Commissioni giustizia di camera e senato alla metà di dicembre (si veda ItaliaOggi del 19 dicembre 2014). E se, da un lato non è passata la linea prospettata da Montecitorio volta ad abbassare la soglia temporale al di sotto dei cinque anni, dall’altro lato, invece, ha trovato conferma la necessità di frequentare corsi ad hoc per completare l’iscrizione agli elenchi. I corsi di aggiornamento dovranno, infatti, essere di congrua durata e con un esame finale.

Non solo. Il dlgs stabilisce, inoltre, che l’elenco dei difensori d’ufficio (avvocati nominati dallo stato per difendere l’imputato non ancora provvisto di difensore di fiducia) fino a oggi tenuto presso ciascun consiglio dell’ordine circondariale, dovrà essere unificato su base nazionale, attribuendo al Consiglio nazionale forense la competenza in ordine alle iscrizioni (previo parere del locale Consiglio dell’ordine a cui andrà presentata la domanda insieme alla documentazione necessaria) e al periodico aggiornamento. Compito del Cnf, poi, anche quello di stabilire i criteri per la designazione del difensore d’ufficio sulla base della prossimità alla sede del procedimento e della reperibilità. Mansione oggi in mano ai Consigli dell’ordine. Il professionista, poi, non potrà chiedere la cancellazione dall’elenco prima di due anni dall’iscrizione mentre, in via transitoria, i legali i attualmente iscritti agli elenchi saranno iscritti automaticamente all’elenco nazionale con l’onere di dimostrare, alla scadenza del periodo di un anno dalla data di entrata in vigore del decreto, la presenza dei requisiti richiesti dalla nuova disciplina per il relativo mantenimento dell’iscrizione. È stabilito, inoltre, che in caso di mancata comparizione in udienza del difensore, a differenza della normativa vigente, il sostituto debba comunque essere iscritto all’elenco. E anche nel caso in cui il sostituto sia nominato volontariamente dal difensore d’ufficio titolare dovrà essere iscritto agli elenchi. A esprimere soddisfazione per il risultato raggiunto, il sottosegretario alla giustizia, Cosimo Maria Ferri: «Si tratta di un intervento diretto al rafforzamento del diritto dell’imputato ad essere assistito da un difensore professionalmente idoneo all’incarico». Sulla stessa lunghezza d’onda, anche il Cnf: «Le nuove norme rafforzano il diritto di difesa dei cittadini in questo caso agendo sulla professionalità specifica degli avvocati iscritti nel registro dei difensori d’ufficio e sulla loro reperibilità». Atteso a breve, poi, anche la versione definitiva del decreto legislativo per il conseguimento del titolo di avvocato specialista. Ad annunciarlo, infatti, la scorsa settimana (si veda ItaliaOggi del 20 gennaio 2015) è stato il ministro della giustizia Andrea Orlando, nel corso della relazione al parlamento sull’amministrazione della giustizia nel 2014.

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